martedì 8 novembre 2016

La Stampa
(Andrea Tornielli) Gli immigrati di fede islamica che arrivano o sbarcano in Italia non sono affatto in aumento. Anzi, diminuiscono leggermente rispetto all' anno scorso. Lo afferma il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi sulle nuove religioni (Cesnur), in una ricerca curata con PierLuigi Zoccatelli, che sarà presentata domani a Roma nell' ambito del convegno «Dall' Islam in Europa all' Islam europeo», organizzato dal mensile Confronti presso la Biblioteca Centrale del Cnr. «Senza volere entrare in dibattiti di carattere politico - scrivono i due studiosi - rileviamo che, contrariamente a opinioni diffuse, gli immigrati musulmani in Italia non sono in aumento ma in lieve diminuzione».
Gli islamici erano infatti 1.613.500 nel 2015 e sono 1.609.000 nel 2016, spiegano i sociologi del Cesnur. «La maggioranza degli immigrati - aggiungono - è cristiana: sul totale degli immigrati i cristiani sono il 53,8% contro il 32% dei musulmani. La percentuale dei musulmani sul totale degli immigrati a sua volta non aumenta dal 2015 al 2016 ma scende leggermente, dal 32,2% al 32%. È vero che, per effetto delle acquisizioni di cittadinanza, sono per converso aumentati i musulmani cittadini italiani: erano 245.621 l' anno scorso, sono 302.090 quest' anno. Ma soltanto in poche migliaia di casi si tratta di conversioni, nella stragrande maggioranza riguarda la conclusione di un lungo iter burocratico per la cittadinanza espletato da chi già da anni risiede nel nostro Paese. «Se però vogliamo parlare di vere e proprie conversioni religiose e non di fenomeni dovuti a pratiche burocratiche - osservano Introvigne e Zoccatelli -, il fenomeno più spettacolare di crescita riguarda non i musulmani, ma i buddhisti, e in particolare la Soka Gakkai». Questa, sulla base delle stime offerte dal dossier statistico sull' immigrazione della Caritas, è la ripartizione degli immigrati per appartenenza religiosa: ortodossi, 1.541.000 (30,7%), cattolici 908.000 (18,1%); protestanti e altri cristiani 255.000 (5,0%); musulmani 1.609.000 (32,0%); ebrei 7000 (0,1%); induisti 149.000 (3,0%); buddhisti 111.000 (2,2%); altre religioni orientali 78.000 (1,6%); atei e agnostici 227.004 (4,5%); religioni tradizionali 56.000 (1,1%); altri 85.000 (1,7%). Facendo le somme, l' insieme degli immigrati cristiani delle diverse confessioni è pari a 2.704.000 (53,8%), oltre un milione in più di quelli di fede islamica. I dati presentati dagli studiosi smentiscono una percezione popolare, talvolta alimentata dai social media, che presenta quella musulmana come «un' invasione» del nostro Paese. Alla fine del 2014 l' agenzia britannica Ipsos Mori aveva pubblicato una puntuale ricerca demoscopica sulle «false percezioni» in merito a varie tematiche, tra le quali l' immigrazione e la presenza islamica, in 14 Paesi del cosiddetto «primo mondo». Secondo quella ricerca l' italiano medio riterrebbe che il 30% della popolazione sia composta da immigrati (in realtà la percentuale si attesta tra l' 8 e il 9%) e che il 20% dei residenti sia musulmano (sono invece tra il 2 e il 3%). E più piccola è la percentuale di immigrati presenti sul suolo nazionale di un Paese europeo, più grande appare la sopravvalutazione del fenomeno. A proposito delle altre religioni, coloro che manifestano un' identità religiosa diversa dalla cattolica in Italia sono circa 1.781.807 unità se si prendono in esame i cittadini italiani, e circa 5.672.807 unità se si aggiungono gli immigrati non cittadini, «il che ha rilievo principalmente per il mondo islamico e secondariamente per un' immigrazione cristiano-ortodossa dall' Est europeo di proporzioni notevoli».