lunedì 21 novembre 2016

Vaticano
Il Vaticano e la Giornata Mondiale della Pesca: «operare per rimettere in libertà gli oppressi»
(a cura redazione "Il sismografo")
(Francesco Gagliano - ©copyright) C'è un motivo se quest'anno la Giornata Mondiale della Pesca ha una particolare importanza per la Santa Sede. Dal 1998 questo appuntamento, che si tiene ogni 21 novembre, sottolinea l'importanza di preservare gli oceani e la vita marina ma anche quella di pensare nuovi strumenti giuridici per constrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Quest'anno l'incontro, che si è tenuto nella sede della FAO di Roma, ha riunito tre temi urgenti del magistero di Papa Francesco: un'economia inclusiva, che non sfrutti l'essere umano; il fenomeno dei migranti, spesso forzati dalle organizzazioni illegali al lavoro forzato a bordo dei pescherecci; la cura del pianeta Terra, la nostra casa comune è infatti minata da un tipo di pesca condotta con metodi illegali e dannosi per l'ecosistema marino. A rappresentare il Vaticano erano presenti il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti e padre Bruno Ciceri, del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Lotta alla schiavitù moderna a cui sono costretti i pescatori illegali, salvaguardia della natura e ricerca di un modello di pesca sostenibile sono stati i punti approfonditi dai tre rappresentanti pontifici, in linea con il pensiero che il Papa ha racchiuso nell'enciclica Laudato Si' e con la sua costante attenzione ai flussi dei migranti, categoria molto esposta allo sfruttamento e a forme di nuova schiavitù, perché spesso forzata a lavorare nell'industria ittica in una dimensione di illegalità, in totale assenza di sicurezza e tutele.  
La linea del Vaticano, illustrata da mons. Parolin, è chiara: « E' necessario che la visione economica non dimentichi la garanzia di un benessere umano compatibile con la tutela ambientale, al fine di creare prosperità a lungo termine e una prospettiva sostenibile per le generazioni attuali e future. Per queste ragioni la promozione di una pesca e di una acquacoltura sostenibili e responsabili, deve essere una preoccupazione fondamentale per tutte le azioni interne ed internazionali.
(...) Nel rispondere alle esigenze di un mondo che cambia e che è costantemente alla ricerca di giustizia, solidarietà, dignità e rispetto dei diritti di ogni persona, in particolare dei più deboli e più vulnerabili, ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo, in proporzione alla propria capacità, per liberare gli schiavi dal commercio umano oggi praticato su scala globale. Solo lavorando insieme, con i nostri sforzi congiunti, saremo in grado di spezzare la catena di evidente sfruttamento che influenza le attività di pesca in molti Paesi e potremo denunciare che essa contiene tutti gli elementi di un vero e proprio crimine contro l’umanità secondo il diritto internazionale. Dobbiamo farlo concentrandoci su tre obiettivi fondamentali: gli aiuti per i pescatori sfruttati e degradati, in modo da facilitare la loro riabilitazione e reinserimento; il rispetto da parte degli Stati e Governi delle norme internazionali vigenti in materia di pesca e, in particolare, sul lavoro nel settore della pesca; la lotta contro il traffico e la tratta, con mezzi, comprese le misure coercitive, capaci di imporre lo stato di diritto e gli standard sui diritti umani. (...) La Santa Sede considera fondamentale sviluppare, in particolare, le capacità di monitorare, identificare e salvare i pescatori vittime di tratta, traffico e trattamento degradante.
L’obiettivo finale è quello di preservare la legalità anche sui mari che, da secoli, è segno di libertà e di civiltà. La Santa Sede è molto vicino alle Organizzazioni internazionali come la FAO e l’ILO che promuovono questi obiettivi, e attraverso le istituzioni della Chiesa cattolica nei diversi Paesi essa è pronta a contribuire a questo sforzo. Un obiettivo che nella visione cristiana significa operare per “rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4, 18-19)».