mercoledì 16 novembre 2016

Italia
Il cardinale Stella sull’«Amoris laetitia». Con le famiglie ferite
L'Osservatore Romano
(Beniamino Stella) Spazzare via dalla vita familiare scoraggiamenti e chiusure, per dare via libera «all’arte del discernimento, all’impegno di accompagnare quanti sono feriti, alla creatività pastorale per integrare tutti nella comunione con Dio e con la Chiesa». Ecco i suggerimenti concreti presentati dal cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, durante la messa celebrata ad Assisi, domenica scorsa, 13 novembre, durante il convegno «Vi occuperete di pastorale familiare», promosso per riflettere sull’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia.

«Davanti alla varietà della realtà matrimoniale e alle situazioni complesse di tante famiglie — ha fatto presente — bisogna proporre la verità evangelica» evitando «che sia accolta come un peso insopportabile, imposto sulle spalle della gente, una pietra scagliata contro la loro coscienza o addirittura un ostacolo a varcare la soglia della Chiesa».
Non ha nascosto le «guerre» che toccano da vicino la famiglia: «Relazioni indebolite e frammentate dalla cultura dell’immediato e del provvisorio; diritti non riconosciuti; impossibilità, in tanti casi, di una vita dignitosa e sicura, con la conseguenza che alcuni sono costretti a rinunce e sacrifici o a dover lasciare la propria casa e migrare in cerca di lavoro; un esasperato narcisismo e un’idea di autonomia personale, che generano talvolta la rottura dei legami». A tutto ciò «si aggiungono le sfide connesse a ogni relazione di coppia e a quella tra genitori e figli». E c’è senza dubbio il rischio di cadere nella tentazione dello scoraggiamento di fronte ai «segni di sconfitta, cedimento, violenza che spesso feriscono le nostre famiglie e la società». Tanto che ci si potrebbe domandare se «fidarci ancora delle promesse di Dio» e anche cosa possa «fare la Chiesa in questa situazione». Suggerendo subito «un metodo che potremmo declinare in tre passaggi», il cardinale Stella ha spiegato che «il primo passo è quello di una coraggiosa e realistica lettura della realtà per operare in essa un discernimento spirituale».
Il Vangelo, del resto, «non è né un romanzo, né una favola cosparsa di zucchero ma invita a non fuggire davanti alla complessità e alla fragilità della vita. La comoda scappatoia della fuga in un mondo ideale, la sicurezza della legge che guarda le cose a distanza e senza coinvolgersi, o il facile giudizio di condanna, non sono la strada giusta».
«Siamo chiamati invece — ha spiegato il porporato — all’opera del discernimento: osservare la realtà, porci delle domande, approfondire le situazioni e interpretarle alla luce del Vangelo, imparando a condividere nella compassione le ferite dei fratelli e della storia». È proprio «questa la via che il sinodo ha voluto tracciare per la pastorale della famiglia: andare oltre un annuncio meramente teorico e sganciato dai problemi reali delle persone e trovare nuove vie per raggiungere gli sposi e le famiglie».
«Il secondo passaggio», ha indicato il cardinale, sta nel «rinnovare la fiducia nel Dio della misericordia, che si prende cura della nostra vita e delle nostre famiglie in ogni circostanza della vita e in qualsiasi situazione. Non basta, infatti, saper leggere la realtà e le situazioni; occorre che vi sia uno sguardo di fede, senza il quale sarebbe grande il pericolo dello scoraggiamento e incerto il nostro agire». Gesù «ci libera dalle interpretazioni catastrofiste, talvolta annunciate anche oggi dai “veggenti” di turno o dai “profeti di sventura”». E così «quando alcuni legami matrimoniali e familiari si spezzano, quando l’amore è appesantito dalla stanchezza o ferito dall’egoismo e dalle infedeltà, quando le situazioni particolari di una relazione non riescono a integrarsi pienamente con l’ideale evangelico del matrimonio, dobbiamo testimoniare, con ancora più passione, l’amore misericordioso di Dio che non permette neanche a un capello del nostro capo di perire».
Il cardinale Stella ha dunque invitato a «perseverare e crescere nella fede, credere nella famiglia anche quando i legami sono feriti, promuovere l’azione pastorale e nella missione ecclesiale, anche dinanzi alle situazioni più difficili». La fede cristiana, infatti, «è visione di una promessa che rimane sempre oltre e perciò, anche nelle situazioni personali o sociali che sembrano più ostili, essa richiede alla nostra vita la disponibilità a metterci in cammino, ad abbandonare le proprie sicurezze e a gettarsi fiduciosamente fra le braccia di Dio, nella ferma speranza che Egli verrà incontro alla nostra supplica e non permetterà che vacilliamo».
Perciò, ha affermato, le famiglie, anche quando sono nel pieno delle crisi «devono camminare in questa fede perseverante: nella notte della fragilità, del dolore e dell’incomprensione, Dio è vicino, si fa custode della famiglia; non permetterà che vada distrutto quel luogo che Egli stesso ha consacrato come santuario della sua presenza e spazio dell’amore e del perdono».
«Perseverate» è il consiglio che il cardinale Stella ha voluto suggerire alle famiglie: «Non arrendetevi alla cultura dell’individualismo e del facile godimento; non lasciate che i ritmi, talora eccessivamente frenetici, vi impediscano di abbracciarvi senza fretta, di dialogare, di imparare ogni giorno a donarvi; non succeda che il vostro matrimonio diventi acqua stagnante che si corrompe; al contrario, sappiate amarvi coraggiosamente con la stessa tenerezza del Signore, così da fare delle sfide quotidiane una reciproca occasione di maturazione».
E lo stesso suggerimento — «perseverate» — è stato rivolto dal prefetto anche ai sacerdoti: «Dinanzi alle situazioni pastorali più complesse è forte la tentazione di scoraggiarsi, di rinchiudersi in canonica o di vivere il ministero solo col gruppo ristretto dei fedelissimi». Ma «a noi è richiesto il coraggio di una semina generosa e abbondante, che raggiunga ogni persona, ogni tipo di terreno; liberati dal rigorismo della legge, dal fascino di sentirci capi delle persone, dalla fissazione sui nostri schemi e sulle nostre idee, dobbiamo essere audaci annunciatori del Vangelo e, insieme, pastori compassionevoli, che ascoltano, accompagnano e curano le ferite del popolo».
L'Osservatore Romano, 16-17 novembre 2016