sabato 12 novembre 2016

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
 (Luis Badilla - ©copyright) Quando nella Chiesa si vuole fare buona, vera e nuova comunicazione si riesce. Lo dimostra il website della Compagnia di Gesù in occasione della 36.ma Congregazione generale che si è chiusa oggi. Dall'URL stessa, così semplice ed evocativa (gc36.org) fino alla struttura narrativa, tempestiva, multilingue e cristallina, durante queste settimane si è evidenziato una non comune ottima capacità di comunicazione ecclesiale. I testi, tanti, immediati e aggiornati, senza fuochi d'artificio e parole in inglese (che obbligano a prendere un dizionario per completare la lettura dell'articolo), sono stati sempre scritti con un linguaggio e con parole semplici, oneste, precise ...
Si voleva comunicare e si è saputo comunicare. Non c'era nessuna autoreferenzialità, anzi c'era - e se ne sentiva il "profumo" - un enorme desiderio di essere capiti, di dialogare con il mondo, di aprire porte e finestre. Si voleva comunicare veramente e non épater la galerie. Si voleva essere ascoltati rispettando chi ascolta. Si era consapevole di avere doveri nei confronti dell'opinione pubblica ecclesiale.
Un testo del sito che percorre la storia del "come" sono state in passato le comunicazioni gesuite nel caso di Congregazioni precedenti racconta: "Nel nostro mondo “connesso” volevamo essere noi stessi a raccontare la 36ma congregazione generale in modo che la sua storia e le dinamiche riguardanti le congregazioni potessero diventare occasione anche per il mondo esterno per pregare, comprendere, connettersi e accompagnare la Compagnia di Gesù in un momento così importante. (...) All’inizio del 2016, il comitato di coordinamento aveva chiesto la creazione di una strategia comunicativa. Sono stati scelti Patrick Mulemi (ZAM), Daniel Villanueva (ESP), Flavio E. Bottaro (ITA) e Pierre Bélanger (GLC) per costituire il gruppo di base che avrebbe avuto la responsabilità di definire gli obiettivi per la copertura della 36ma congregazione generale, in collaborazione con le Province e le istituzioni mediatiche di tutto il mondo. Questo team ha poi messo insieme un gruppo internazionale di gesuiti specialisti nei vari settori della comunicazione. Con il procedere della pianificazione, era chiaro che sarebbe servito un gruppo in loco che potesse occuparsi delle fotografie, di girare ed editare video, di produrre contenuti e di gestire il  gruppo di scrittori e blogger. Il gruppo definitivo era composto da 12 professionisti provenienti da Canada, Germania, Italia, Nigeria, Spagna, Stati Uniti e Zambia. Insieme a gesuiti da tutto il mondo e con l’aiuto dei delegati, abbiamo creato centinaia di testi, prodotto ore e ore di contenuti video e scattato migliaia di foto che hanno registrato ogni momento: la preghiera del mattino, l’elezione del padre generale, la visita di papa Francesco e il lavoro di redazione dei documenti e dei decreti. I contenuti, prodotti in quattro lingue, sono stati visti più di 2 milioni di volte da persone provenienti da almeno 200 Paesi."
L’esperienza del gc36.org insegna che nella Chiesa, al posto di proclamare ai quattro venti cosa è la nuova comunicazione che si desidera e che è necessaria, magari stordendo con organigrammi, diapositive e frasi roboanti, è meglio, più utile ed efficace, nonché veramente credibile, "fare" in concreto buona comunicazione. Nella Chiesa esistono gli strumenti, i talenti, le risorse umane, le esperienze e tanto altro. Da quest’esperienza di grande successo, pensata in prima battuta per i gesuiti che dovevano seguire la Congregazione dal resto del mondo, cresciuta da sola al punto di diventare un mezzo per comunicare con tutti, anche con i giornalisti, con gli analisti e osservatori, con l’opinione pubblica in generale, i Sinodi - per esempio - o altri grandi eventi della Chiesa e di tanti Episcopati del mondo, hanno molto da imparare.