venerdì 25 novembre 2016

Italia
Femminicidi, una vittima ogni tre giorni
Avvenire
(Daniela Fassini) Due ore prima aveva chiamato i carabinieri. Ma, una volta a casa, le suppliche del figlio, di soli tre anni, a non allontanare il padre, hanno convinto la donna a desistere. Aveva così mandato via i militari. Non è servito a nulla. La violenza dell' uomo è rimasta sopita solo per pochi minuti. Poi l' incubo è ricominciato. Grida, urla, spintoni e molto altro. Elisabeth, 29 anni, peruviana, è morta così, strangolata dal suo compagno, italiano, 56 anni. È successo a Seveso, periferia del Milanese, mercoledì sera. È solo l' ultimo ed ennesimo femminicidio. Cambiano i luoghi, le persone, ma la modalità è sempre la stessa. Un uomo violento e una donna fragile che cade nella rete del falso pentimento.
Ogni tre giorni una donna muore per vittima di violenza. Il dato, drammatico, è confermato dall' Istat. Solo nel 2016 sono state 116 in tutto le donne vittime di omicidio volontario, come Elisabeth di Seveso. Ma, malgrado se ne parli sempre, i numeri non accennano a diminuire. Ed è anche per questo che oggi, 25 novembre, si celebra la Giornata internazionale per l' eliminazione della violenza sulle donne. In Italia e in tutto il mondo sono organizzati incontri, dibattiti e tutto quanto può servire per accendere un faro contro quella che è ormai diventata una vera e propria piega sociale. Le ultime rilevazioni vedono la Lombardia al primo posto con 17 vittime dall' inizio dell' anno, seguita dall' Emilia Romagna con 14 e dal Veneto con 12. Si può parlare, quindi, di triste primato del Nord. Il femminicidio si verifica trasversalmente in ogni classe sociale anche se molto spesso è inversamente proporzionale al livello di scolarizzazione. A questi numeri bisogna però aggiungerne altri. Quelli delle 'altre' vittime dei femminicidi. Di chi rimane. 
Nel 2016 sono già 73 i figli rimasti senza madre. «Ad oggi, sono 1.701 i minori che negli ultimi dieci anni sono rimasti privi di uno o di entrambi i genitori a seguito di omicidio o di omicidio-suicidio» afferma Lorenzo Puglisi, di Sos Stalking che ha più volte lancia- to un appello a non sottovalutare il problema degli orfani. Secondo l' Istat, che ha effettuato un' indagine sullo stalking - spesso anticamera del femminicidio, messa in atto da individui ossessivi che assillano le proprie vittime - sono circa 3 milioni 466mila le donne che hanno subito stalkingda parte di un qualsiasi autore, pari al 16,1% dell' intera popolazione femminile. Il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (2 milioni 151mila) ha subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell' arco della propria vita, mentre il 10,3% da parte di altre persone, per un totale di circa 2 milioni 229mila donne. Già nel 2006, prima della legge sullo stalking del 2009, l' Istat aveva stimato in oltre 2 milioni le donne vittime di una qualche forma di persecuzione da parte dell' ex partner. 
Intanto i carabinieri mettono in guardia: è importante denunciare prima che sia troppo tardi. «Una denuncia tardiva fa quasi sempre perdere tempo prezioso - spiega Francesca Lauria, comandante della sezione 'Atti persecutori' del Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche -. E aumenta esponenzialmente il rischio che la situazione degeneri. Fino all' estremo del femminicidio». Forme di violenza psicologica, anche sottile; minacce sempre meno generiche; spinta all' isolamento dal contesto familiare e sociale; pressioni che con il tempo si trasformano in minacce, percosse e violenze sessuali sono i primi campanelli di allarme che non dovrebbero mai essere sottovalutati. «Ogni caso è diverso dall' altro - aggiunge Lauria -ma ci sono variabili importanti di cui tenere conto, come ad esempio la presenza di figli, che rendono il tutto ancora più delicato». 
Un emendamento alla manovra approvato dalla commissione Bilancio della Camera prevede 15 milioni di euro in tre anni per le attività di sostegno delle donne vittime di violenza e per i loro figli. Il testo stabilisce che tra il 2017 e il 2019 saranno disponibili annualmente 5 milioni per finanziare il piano antiviolenza, i servizi territoriali, i centri antiviolenza e i servizi di assistenza. E per celebrare la Giornata contro la violenza, domani a Roma è in programma la manifestazione nazionale 'Manchi solo tu'. 
Anche le suore scendereanno in piazza. «È giusto esserci» spiega suor Gabriella Bottani, missionaria comboniana a capo di Talitha Kum, la rete mondiale contro la tratta di persone. «Il problema è serio e cresce sempre di più». È invece polemica sullo spot messo in onda dalla Rai per la giornata mondiale. Sono in molti (associazioni e politici) a chiederne il ritiro. «È offensivo e dannoso. Utilizza una bambina per dire a lei e alle sue coetanee che le toccherà una delle sorti più dolorose e difficili che possa toccare a una donna».