giovedì 17 novembre 2016

Italia
Dalla città del Concilio in cammino deciso verso l'unità
Avvenire
(Diego Andreatta) L' organo della basilica di Santa Maggiore, dove si sono tenute molte sessioni del Concilio Tridentino, ha fatto risuonare ieri sera tanti legami musicali che la tradizione cattolica e protestante hanno mantenuto nonostante le divergenze teologiche. Questo concerto ecumenico introdotto dal cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell' unità dei cristiani, ha affascinato i trecento partecipanti al convegno «Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma. Uno sguardo comune sull' oggi e sul domani» promosso a Trento per tre giorni dalla Conferenza episcopale italiana insieme alla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei).
«Nella città del Concilio che è stata simbolo di antica divisione vogliamo ora sancire un cammino deciso verso l' unità», ha premesso il vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale Cei per l' ecumenismo e il dialogo, mentre il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei, ha indicato nei corridoi umanitari per i profughi siriani un modello d' impegno comune nella carità. L' arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, accanto ad «una vita ecclesiale più sobria ed essenziale», ha sottolineato come dono della Riforma sia l' attenzione alla Parola di Dio «lampada per la nostra vita di fede ». 
Ne ha dato prova l' ascolto dei rappresentanti di cinque diverse Chiese della Riforma, presentate come « molti rami di un unico tronco » da Riccardo Burigana, docente di studi ecumenici a Venezia, e soprattutto dalla meditazione biblica di due teologhe, una protestante e l' altra cattolica, secondo la duplice prospettiva prevista in ogni sessione. La pastora battista Anna Maffei ha approfondito la seconda Lettera di san Paolo ai Corinzi sull' amore di Cristo «che ci spinge e ci possiede » , riconoscendo che le Chiese spesso sono invece frenate « da paure, pigrizie, attaccamento a posizioni di prestigio e di potere » e non sanno riconoscersi bisognose di perdono. 
La biblista Marinella Perroni, docente al Sant' Anselmo di Roma, ha osservato: «Una delle prime cose che insieme riformati e cattolici dovremmo fare insieme è ripensare a fondo il rapporto con Israele in una coraggiosa chiarificazione, così come andrebbe approfondito anche il tema del ministero apostolico dentro l' unica tradizione cristiana, esercitando una vigilanza critica». Esaltando come "parola di riconciliazione" il gesto ecumenico di Lund («raccogliere in un unico battistero le nostre acque battesimale valeva più di un trattato teologico»), Perroni ha esortato le Chiese «a incoraggiarsi l' un l' altra e spingersi reciprocamente ad annunciare il kerigma della riconciliazione e anche a «rendere grazie non per quanto noi facciamo ma per quanto Dio compie in mezzo a noi». 
Il convegno vivrà questa sera un momento di preghiera ecumenica in Cattedrale guidato dall' arcivescovo Tisi, davanti al Crocifisso del Concilio, e si concluderà domani con due relazioni di prospettiva (Paolo Naso e Alberto Melloni) e le conclusioni di Luca Maria Negro, presidente Fcei e di don Cristiano Bettega, direttore dell' Ufficio nazionale Cei per l' ecumenismo e il dialogo interreligioso.