sabato 19 novembre 2016

Villa Nazareth
Fondazione Comunità Domenico Tardini Onlus, dal 18 al 19 novembre. Oggi pomeriggio l’ultima sessione con Cutini, Franzini e Spinelli (Migrantes) moderati dal direttore di Tv2000, Paolo Ruffini.
Mons. Celli: “Nuove povertà non sono solo economiche, ma anche culturali e spirituali”
Tangorra: “Il piano nazionale contro la povertà ha senso se è una mobilitazione nazionale”
Marsico: “Combattere la ‘sindrome di Paperino’ che spinge i giovani in un individualismo negativo”
Catarci: “In Italia un giovane su cinque non si preoccupa del suo futuro”

Povertà, calo delle iscrizioni all’università e generazione “Neet”, ovvero quei giovani tra i 15 e i 29 anni che semplicemente non sono iscritti all’università o a scuola né lavorano. Sono questi i tre focus di riflessione che hanno dato il via alla due giorni del convegno “I valori costituzionali a confronto con le nuove povertà: dignità della persona, uguaglianza, inclusione sociale, diritto allo studio” organizzato dall’Associazione Comunità Domenico Tardini a Villa Nazareth - Fondazione Comunità Domenico Tardini Onlus, dal 18 al 19 novembre 2016, in via Tardini, 35 a Roma. A dibattere di nuove povertà Francesco Marsico, responsabile Area nazionale di Caritas Italiana, Raffaele Tangorra, direttore generale per l'inclusione e le politiche sociali presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Marco Catarci, professore associato di pedagogia interculturale e sociale all’Università degli Studi Roma Tre, i cui interventi sono stati moderati dal giornalista del Tg2 Enzo Romeo. Ad introdurre i lavori l’arcivescovo Claudio Maria Celli, vicepresidente della Fondazione Comunità Domenico Tardini Onlus: “Le nuove povertà non sono solo economiche, ma anche culturali e spirituali - ha ricordato -. C’è una desertificazione in atto e ne siamo consapevoli. Dobbiamo guardare a queste realtà e la risposta di Villa Nazareth deve inserirsi in questo contesto, con la sua peculiare attenzione al talento. Offrire una base per studiare questi fenomeni e vedere che possibilità di risposta c’è”.
 Allarmanti i dati snocciolati da Catarci in merito al calo di interesse da parte dei giovani nei percorsi universitari. “In dieci anni siamo passati da 338 mila immatricolati a 252 mila - ha raccontato - abbiamo perso 85 mila giovani che non si sono iscritti all’università. Una contrazione degli immatricolati del 25 per cento. E’ come se fosse scomparso un ateneo grande come la Statale di Milano o l’università di Padova. Atenei di grandi dimensioni che immatricolavano ogni anno dai 60 agli 80 mila studenti”. Una contrazione che ha riguardato anche il corpo docente. “In questi anni - ha aggiunto Catarci -, secondo la Fondazione Res abbiamo perso 52 mila docenti universitari. Non perdiamo in professori ordinari o associati, si è bloccata la fascia bassa. Non abbiamo più i ricercatori. I dottorandi non sono diventati ricercatori. Abbiamo perso anche posti di dottorato: in dieci anni siamo passati da 16 mila posti a 4.500. Una contrazione del 44 per cento. In un momento di crisi e di tagli, chi paga di più è la fascia più vulnerabile, quella dei giovani”.
E’ la generazione “Neet” a destare maggiori preoccupazioni. “In Italia un giovane su cinque non si preoccupa del suo futuro - ha spiegato Marsico -, rientra cioè in questa categoria di persone in sospensione, che non danno alcun contributo alla società, che non lavorano né studiano. Una condizione spaventosa”. Proprio ai “Neet” la Caritas italiana ha dedicato uno studio nel suo ultimo rapporto sulla povertà in Italia. “Vivono in una condizione in cui si combinano passività, disorientamento - ha spiegato -, recriminazione, che finiscono per generare una sorta di “sindrome di Paperino” o individualismo negativo mitigato dal sopravvivere in reti di solidarietà collettive deboli. Le persone finiscono così per vivere in una situazione di scarsa connessione sul proprio territorio e alla dimensione della cittadinanza attiva. In questo modo, perdiamo persone che possono essere fattori di cambiamento e impegno nel territorio”.
Del ruolo della povertà sull’infanzia e i suoi effetti ha parlato Tangorra spiegando l’impegno del governo che dal 2017 vedrà l’istituzione di uno specifico fondo nazionale. “L’obiettivo dichiarato dal governo è quello di coprire, nella prima fase, tutte le famiglie in condizioni di povertà che abbiano almeno un componente minorenne in famiglia - ha spiegato Tangorra -. Sappiamo bene quali sono i meccanismi intergenerazionali di trasmissione della povertà e sappiamo bene che un bambino che nasce in una famiglia povera ha poche possibilità di affrancarsi da questa condizione”. Povertà che si ripercuote anche sulla formazione futura dei bambini nati in famiglie indigenti. “Prendendo il rapporto annuale sull’Isee, si nota come quelli che arrivano a studiare all’università sono pochi fortunati, le persone più povere neanche ci arrivano, al di là degli strumenti del diritto allo studio. Intervenire sulle famiglie con minorenni come ordine di priorità è un valore in sé, ma ce lo dicono anche i dati”.
Per Tangorra, dunque, è tempo di investire sui territori, soprattutto in un momento in cui il governo si appresta ad adottare il primo Piano nazionale contro la povertà che accompagnerà il “Reddito di inclusione” che poggerà le fondamenta su quello che fino ad oggi è stato il Sostegno per l’inclusione attiva. “La povertà ha origini complesse - ha affermato Tangorra -. Il bisogno di una famiglia povera non è solo economico, ma legato a problemi di varia natura: problemi sociali, sanitari, di dipendenze o altro ancora. Un bisogno complesso del quale qualcuno deve farsi carico. Abbiamo individuato nel Comune l'ente sul quale puntare per la realizzazione del percorso di autonomia in cui inserire le famiglie. Per questo è necessario rafforzare la rete dei servizi, dai centri per l'impiego, alle Asl, fino agli enti scolastici di vario grado”. Tuttavia, ha concluso Tangorra, “il piano nazionale ha un senso se è una mobilitazione nazionale, non dello stato centrale, ma nazionale, di tutti e di una comunità”.
Il lavori del seminario continueranno oggi, sabato 19, a partire con il laboratorio degli studenti, i quali dialogheranno con Andrea Monda, docente di religione e autore del programma “Buongiorno Professore” su Tv2000. Nel pomeriggio, con il coordinamento del direttore di Tv2000, Paolo Ruffini, si susseguiranno gli interventi di Rita Cutini, presidente dell’Uciss-MD, docente presso l’Università LUMSA di Roma ed ex assessore al Sociale di Roma Capitale, su “Roma città chiusa: una capitale fra povertà ed emarginazione”; Maurizio Franzini, professore di politica economica presso l'Università degli Studi di Roma Sapienza, che affronterà il tema “La mobilità sociale, le origini familiari e la caccia ai talenti”; Maria Teresa Spinelli, dell’area ricerca e documentazione Fondazione Migrantes, che toccherà il rapporto tra immigrazione e integrazione: “Rifugiati, profughi, richiedenti asilo: le nuove sfide dell’accoglienza”.