mercoledì 30 novembre 2016

India
Superando un divieto imposto loro nel 2012 le donne sono rientrate in una moschea di Mumbai. Una battaglia vinta
L'Osservatore Romano
Le donne indiane hanno vinto la loro battaglia sulla principale moschea di Mumbai. Un gruppo di almeno cento di loro è entrato ieri nel santuario interno della moschea di Haji Ali, dove si trova la tomba di un santo sufi del quindicesimo secolo, superando un divieto che era stato imposto loro nel 2012. Lo scorso agosto, ricordano gli analisti, l’alta corte di Mumbai aveva stabilito che il bando all’ingresso delle donne nella moschea «viola la costituzione ed è discriminatorio verso le donne».
Le autorità della moschea — situata su una isoletta della baia di Mumbai, accessibile dalla terraferma solo durante le basse maree — avevano inizialmente avviato un ricorso, sostenendo che alle donne non è consentito toccare le tombe dei santi, ma poi, sotto la spinta delle proteste, vi hanno rinunciato. Donne di tutta l’India avevano firmato tempo fa una petizione per chiedere il libero accesso a tutti i fedeli ad Haji Ali, nell’ambito di una serie di campagne sociali contro i divieti religiosi nei confronti delle donne. Molte di loro hanno partecipato ieri alla visita al santuario sufi, ha raccontato alla emittente televisiva britannica Bbc Zakia Soman, del gruppo Bharatiya Muslim Mahila Andolan, che si batte da sempre per l’ingresso delle donne nella moschea di Haji Ali.
La battaglia per permettere alle donne l’accesso al santuario sufi ha preso slancio dopo che un’altra petizione — per chiedere che fosse consentito a donne e ragazze l’accesso al tempio di Sabarimala Ayyappa, nello stato meridionale del Kerala — era stata sottoposta alla corte suprema indiana.

L'Osservatore Romano, 30 novembre - 1° dicembre 2016