sabato 26 novembre 2016

Gli imam in Europa devono essere soprattutto teologi in grado di portare avanti «un discorso che si adatti alla realtà occidentale, ma anche alla realtà complessa della loro comunità». L’integrazione tra islam ed Europa «è possibile ma è un processo che richiede coraggio». È quanto afferma Tareq Oubrou, imam della moschea di Bordeaux che, a margine dell’incontro “Islam in Europa, la sfida della cittadinanza”, all’Università cattolica del Sacro Cuore, spiega: «L’occidente e l’islam hanno origini diverse: il primo nasce come civiltà, l’altro nasce come spiritualità».Il processo di integrazione tra islam e occidente, sottolinea l’imam, «mobilita numerosi elementi: culturali, etnici, politici ed economici». Certo, «la sfida parte innanzitutto dal piano teologico». Del resto «l’islam ha passato tre secoli a parlare con se stesso, in una logica della dominazione», mentre oggi «occorre aprirsi all’integrazione dell’altro». E questo percorso «coinvolge fortemente» questioni profonde. Per l’imam si tratta di «analizzare e affrontare le “rotture mentali” tra i musulmani e l’ambiente in cui oggi vivono». Occorre, per esempio, «una rivisitazione delle teorie della salvezza e una riflessione approfondita sul fatto di considerare tutti i non credenti dei miscredenti».
In questo senso, «il ruolo degli imam è fondamentale, con la gestione del sermone del venerdì e la teologia dell’alterità». Soprattutto con «una teologia preventiva che prevenga la radicalizzazione». Perché «sotto la pressione dell’esclusione sociale, può emergere forte la tentazione di radicalizzarsi». Per «salvare i nostri figli dall’integralismo — conclude Oubrou — l’imam deve essere soprattutto un teologo». Tutto questo è «teoricamente possibile». Per tradurlo in pratica, però, «serve coraggio».
L'Osservatore Romano, 26-27 novembre 2016.