mercoledì 9 novembre 2016

Francia
La Chiesa in Francia di fronte alla pedofilia. Porre fine alla cultura del silenzio
L'Osservatore Romano
(Charles De Peychperou) Occorre porre fine alla cultura del silenzio, della passività e della sordità di fronte alla sofferenza delle vittime di abusi sessuali, e mettere in atto più mezzi umani e materiali per accoglierli meglio. È stata questa la parola d’ordine della quarta giornata di lavoro dei vescovi francesi riuniti in assemblea plenaria a Lourdes, mentre da qualche mese la Chiesa in Francia ha intensificato la sua politica di lotta contro la pedofilia in seno al clero, rispondendo così alle esortazioni di Papa Francesco sul tema. È stata anche l’occasione per valutare i frutti della cooperazione con le autorità civili avviata alcuni mesi fa dall’episcopato.
Nella mattinata del 7 novembre, posta sotto il segno della preghiera e della penitenza per tutti i cattolici di Francia, e in particolare per i vescovi invitati a digiunare, è stata celebrata una messa nella basilica del Rosario. L’omelia è stata pronunciata da monsignor Luc Crepy, vescovo di Le Puy-en-Velay e responsabile della cellula permanente della lotta contro la pedofilia creata lo scorso aprile. Mentre il «Vangelo non transige su ciò che lede o disprezza la dignità di ogni uomo, e ancor di più quando si tratta dei più deboli», di questo male, ha riconosciuto, «noi vescovi possiamo essere stati complici, con il nostro silenzio, la nostra passività o la nostra difficoltà a intendere e a comprendere la sofferenze che pensavamo dimenticate in quanti in passato erano stati feriti nella loro carne».
Volendo «senza dubbio salvaguardare l’immagine di rispettabilità della Chiesa, per paura dello scandalo», e dimenticando «che essa è santa e composta da peccatori», ha affermato monsignor Crepy, i vescovi francesi hanno «fallito la (loro) missione non dimostrandosi migliori del resto della società rimasta a sua volta in silenzio». Il presule ha quindi detto che è fondamentale «adottare tutte le misure necessarie affinché la “casa chiesa” divenga un luogo sicuro». Pertanto, ha aggiunto, «la fede in Cristo, morto e risorto per il perdono dei nostri peccati e la salvezza di tutti, è una forza che ci consente di avanzare lungo un cammino di purificazione, un cammino di giustizia e di verità di fronte agli abusi sessuali».
Il pomeriggio del 7 novembre è stato fondamentalmente dedicato a un bilancio sulle misure messe in atto dalla conferenza episcopale durante l’assemblea plenaria dello scorso marzo, quando, come si ricorderà, nuove denunce avevano riguardato la diocesi di Lione. Di fatto, il suo arcivescovo, il cardinale Philippe Barbarin era stato oggetto di un’inchiesta preliminare per «omessa denuncia» di abusi sessuali, accusa da cui è stato poi scagionato. «Sotto la spinta dei media e delle associazioni delle vittime», ha riconosciuto monsignor Crepy, «la Conferenza episcopale francese ha mostrato una rinnovata volontà di mettere in atto maggiori mezzi umani e materiali per ascoltare e accogliere meglio le vittime, per facilitare la denuncia di abusi sessuali, per ampliare il lavoro di prevenzione e di formazione all’interno della Chiesa».
Fra le misure più importanti adottate lo scorso marzo figura la creazione di una commissione nazionale indipendente di esperti, presieduta da Alain Christnacht, laico, alto funzionario e direttore del gabinetto dell’ex ministro della giustizia francese, Christiane Taubira. Tale commissione, istituita a settembre, ha cominciato a presentare le sue relazioni a nove vescovi che le hanno esaminate, ha spiegato Ségolaine Moog, delegata dell’episcopato per la lotta contro la pedofilia. I primi mesi di esperienza di tale commissione hanno rivelato il bisogno d’incontrare regolarmente il vescovo che le affida un dossier. D’altro canto, un nuovo documento fissa gli elementi indispensabili da trasmettere ai membri della commissione affinché possano esprimere il proprio parere. L’obiettivo finale, ha precisato Ségolaine Moog, «è di evitare i rischi di recidive e di assicurare le migliori condizioni possibili di sicurezza ai giovani nelle strutture di Chiesa». La giornata, molto intensa, si è conclusa con un incontro tra i vescovi e la stampa. Una delle domande poste dai giornalisti ha riguardato l’accompagnamento dei membri del clero condannati e le vie proposte dalla commissione per la gestione di questi casi. Una «domanda pertinente» agli occhi di monsignor Joseph de Metz-Noblat, vescovo di Langres, perché «esiste un legame morale tra il sacerdote e il vescovo». Infatti, «al momento dell’ordinazione, l’impegno è doppio. Così, anche verso un sacerdote ridotto allo stato laicale, il vescovo ha un dovere di vigilanza, nella vita sia materiale sia spirituale» che segue la sanzione. «Per i sacerdoti condannati per pedofilia, c’è una gestione caso per caso, a seconda della gravità dei fatti», ha spiegato da parte sua monsignor Crepy. «La commissione istituita intende giungere a un criterio guida a partire dai casi per stabilire norme e costituire una sorta di giurisprudenza su ciò che occorre fare anche se ogni caso è particolare», ha specificato il segretario generale e portavoce dell’episcopato, monsignor Oliver Ribadeau-Dumas, che ha poi aggiunto: «Poco a poco, la commissione potrà stabilire criteri importanti».
Monsignor Ribadeau-Dumas ha infine ricordato in modo particolare gli incoraggiamenti del Pontefice per l’impegno nella lotta contro gli abusi sessuali in seno alla Chiesa: «Papa Francesco ci aiuta molto dicendo che al primo posto ci deve essere la vittima e non la preservazione dell’istituzione». «Dovete crederci», ha aggiunto davanti ai giornalisti, «stiamo operando un cambiamento di metodo, anche grazie all’aiuto di Papa Francesco e di Papa Benedetto XVI; e la società stessa sta cambiando».

L'Osservatore Romano, 8-9 novembre 2016