venerdì 18 novembre 2016

Francia
Ad Avignone la beatificazione del carmelitano scalzo Maria Eugenio di Gesù Bambino. Alla scuola di Teresa e Giovanni
L'Osservatore Romano
(Louis Menvielle) Folgorato dalla piccola via e dalla spiritualità di santa Teresa di Lisieux, padre Maria Eugenio di Gesù Bambino ha cercato di portare le persone a Dio. Lo ha fatto anche attraverso la fondazione dell’Istituto Notre Dame de Vie, con il quale ha saputo proporre una sintesi equilibrata tra le dimensioni dell’ordine del Carmelo, la contemplazione e l’apostolato. Il carmelitano scalzo francese viene beatificato nel parco delle esposizioni di Avignone, in Francia, sabato mattina, 19 novembre, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco.
Padre Maria Eugenio (al secolo Henri Grialou) nasce il 2 dicembre 1894 ad Aveyron in diocesi di Rodez, al centro della Francia. Il padre, minatore, muore all’improvviso, lasciando la moglie e cinque figli. Per rispondere alla chiamata di Dio senza aggravare le difficoltà economiche della famiglia, Henri accetta di partire solo, a 11 anni, per Susa, dove l’accolgono i padri della congregazione del Santo Spirito. Avvertendo di non avere una vocazione missionaria in questa congregazione, viene accolto nel seminario minore della diocesi di Rodez. Ha 13 anni quando scopre gli scritti della piccola Teresa di Gesù Bambino, non ancora beatificata, che diventa per lui un riferimento nel suo itinerario spirituale. Legge e rilegge la Storia di un’anima e scrive a un amico seminarista: «Nessun libro ha mai fatto tanta presa su di me come quello. Non trovo parole per esprimerlo. È stupendo». Più tardi confiderà sempre all’amico: “Santa Teresa di Gesù Bambino è, per così dire, un’amica d’infanzia che ha vissuto accanto a noi e, mano a mano che crescevamo, ci faceva delle confidenze, ci mostrava i segreti della sua anima».
Il sedicenne entra nel seminario maggiore con l’entusiasmo dei giovani. La guerra del 1914 interrompe la sua formazione per ben sei anni. Henri affida se stesso e i suoi soldati a Teresa che li protegge nei momenti peggiori di questa guerra. Henri ha 24 anni quando riprende la formazione sacerdotale, arricchito dall’esperienza del conflitto.
Nel suo cammino vocazionale, durante un ritiro personale che lo prepara a ricevere il suddiaconato, una data è decisiva. Nella sera del 13 dicembre 1920 legge quasi per caso una piccola biografia di san Giovanni della Croce. In un lampo, riceve la chiamata al Carmelo. È una certezza: deve camminare sulle orme del mistico spagnolo. La grazia è autentica, come risulta da questa confidenza alla fine della sua vita: «Nel fondo della mia anima, è con san Giovanni della Croce che vivo». Una testimonianza lo conferma: nel 1961, un padre domenicano lo incontra e scrive nel suo quaderno personale: «Ho incontrato il Giovanni della Croce del XX secolo». Tre settimane dopo la sua ordinazione sacerdotale (4 febbraio 1922), nonostante gli ostacoli che sembravano insuperabili, Henri entra nel noviziato dei carmelitani scalzi nella regione parigina e prende il nome di Maria Eugenio. Per manifestare il suo legame con la piccola santa di Lisieux, aggiunge: di Gesù Bambino.
Il novizio si impegna a fondo, offrendosi alla grazia di Dio, soprattutto nell’orazione silenziosa. È un periodo di grandi esperienze mistiche. In un’epoca in cui lo Spirito Santo non era molto preso in considerazione nella spiritualità, il novizio ne fa una vera esperienza personale. Poco tempo dopo il noviziato, riceve la più grande grazia della sua vita: «Ho percepito lo Spirito Santo come amore sostanziale, verità, luce, spirito, che fa l’unità delle anime, della Chiesa, del Carmelo». Per Maria Eugenio, lo Spirito d’amore abita nel centro dell’anima, desideroso di diffondere sempre più la misericordia, cioè l’amore gratuito che vuol sfamare i più piccoli, i più poveri. Tale esperienza non è estranea alla spiritualità di santa Teresa di Lisieux. Maria Eugenio ha sempre insegnato che il fondamento dell’infanzia spirituale è la conoscenza contemplativa del cuore di Dio in cui sono «compressi i torrenti di infinite tenerezze» (santa Teresa). La misericordia è felice di diffondersi in ogni anima che presenta la disponibilità ad accogliere lo Spirito d’amore.
Padre Maria Eugenio, sempre nella stessa occasione, aggiunge questa frase chiave: «Ora siamo ufficialmente incoraggiati a camminare in questa via, a credere così all’amore divino e a fare tutto per la realizzazione della missione della nostra tanto amabile beata». Così possiamo spiegare anche il grande impegno profuso durante tutta la vita per servire l’ordine carmelitano scalzo: definitore e vicario generale (1937-1955), tre volte provinciale (morirà in carica), visitatore apostolico dei 143 monasteri francesi delle monache carmelitane (1948-1956), incaricato dalla Congregazione per i religiosi di creare e di organizzare le federazioni dei monasteri (1953-1956). Ogni attività, ogni missione mira a un solo scopo: rendere sempre più vivo il duplice spirito carmelitano. A tale riguardo, Maria Eugenio ha fatto innumerevoli conferenze e omelie, riassumendo tutto nel suo capolavoro Voglio vedere Dio (1949). L’autore prende il lettore per mano e lo guida, alla luce di Teresa d’Ávila e dei due altri maestri e dottori carmelitani, sul cammino della vita spirituale e dell’impegno apostolico, fino alla santità più autentica. L’opera è oggi diffusa in otto lingue e più di centomila copie.
Per diffondere il messaggio carmelitano della misericordia, Maria Eugenio ha anche ricevuto il carisma di fondatore. Nel 1932, alcune giovani donne si sono dichiarate disponibili a rispondere, nella solitudine, alla loro sete di contemplazione e a lasciarsi afferrare dallo Spirito Santo, inserendosi poi nel mondo, in mezzo alla gente in tutti gli ambiti, per dare una testimonianza del Dio vivente. Così è nata a Venasque, vicino ad Avignone (Francia), l’esperienza di Notre Dame de Vie, istituto secolare di diritto pontificio dal 1962, con un ramo femminile, uno maschile laico e uno sacerdotale, i cui circa seicento membri sono sparsi in quattro continenti, partecipando alla grazia del fondatore che confidava: «La mia missione è teologale, sono fatto per portare la gente a Dio». Persone associate e coppie condividono lo spirito dell’istituto. Lo studium di Notre-Dame de Vie, inoltre, accoglie seminaristi, religiose e laici da tutto il mondo per una formazione teologica e spirituale, rispondendo così al desiderio che Maria Eugenio nutriva di dare un insegnamento anche ben articolato, universitario, sulle leggi della vita spirituale. Lo studium è aggregato alla Pontificia facoltà carmelitana Teresianum.
Non si può trascurare un altro aspetto della sua personalità: oltre che maestro di vita spirituale, egli è stato anche un padre che si faceva vicino alla gente. È morto il 27 marzo del 1967, lunedì di Pasqua, giorno in cui soleva rallegrarsi con Maria, nostra Signora della vita, trionfante nel vedere il figlio risorto.
L'Osservatore Romano, 18-19 novembre 2016