sabato 19 novembre 2016

(Daniela Fassini) Come se «24 Boeing 737 carichi di passeggeri ed equipaggi fossero spariti in mare nel 2016», scrive in un tweet Msf. Eppure, quei 'viaggi della morte' per 4.621 migranti (tanti sono i dispersi e quindi i morti nel Mediterraneo da inizio anno) non hanno avuto lo stesso clamore che avrebbe suscitato una simile tragedia dei cieli. I gommoni fatiscenti e di pessima qualità su cui viaggiano i migranti non dovrebbero nemmeno essere messi in mare, sostengono ong e associaziuoni impegnate nei soccorsi.Ma continuano a partire, giorno dopo dopo, imbarcando migliaia di disperati che rischiano la vita pur di approdare in Europa. I trafficanti costringono i migranti a partire anche con il mare agitato. «Nonostante l' aumento di navi impegnate nella ricerca e soccorso nel Mediterraneo, abbiamo dovuto far fronte ad operazioni di salvataggio molto più complesse e rischiose durante il corso dell' estate 2016» spiegano gli operatori di Moas, (Migrant offshore aid station), l' organizzazione umanitaria operante nel Mediterraneo con due navi, la Phoenix e la Responder, in partnership con Croce Rossa. Secondo gli ultimi dati diffusi dall' Oim, l' Organizzazione internazionale per le migrazioni, sarebbero in tutto 4.621 i migranti dispersi e quindi morti in mare da inizio anno. Un record negativo mai registrato. Il numero dei morti nel solo mese di novembre è sei volte superiore a quello dello stesso mese di un anno fa: 546 contro 81. «La rete dei trafficanti sembra essersi industrializzata - spiega il capo delle operazioni Ian Ruggeri - L' aumento di competizione tra i diversi attori implicati nel traffico ha determinato una vera e propria corsa all' approvvigionamento di barche di legno, gommoni, motori, serbatoi di carburante, etc. in quantità sufficienti a soddisfare la domanda continua. Tutto questo si riflette nell' aumento del numero di persone che vengono stipate in condizioni sempre più disumane in gommoni ancora più inadatti ad attraversare il mare». «Ingenti carichi di persone, combinati ad una minor qualità dei natanti, costituiscono la formula per una tragedia», aggiunge Ruggieri. Non solo gommoni e natanti fatiscenti. Per risparmiare sui costi, i traf-È ficanti una volta imbarcati i migranti e lasciati alla deriva, si fanno restituire anche i giubbotti salvagenti. E il numero di morti effettive potrebbe essere così di gran lunga maggiore di quelle registrate. «È estremamente difficile per i soccorritori individuare e soccorrere tutti i barconi - prosegue l' operatore Moas - In diverse occasioni i nostri equipaggi hanno condotto dei soccorsi notturni di persone che si trovavano in mare dalla mattina presto, ed erano state individuate solo la sera. Ciò lascia intendere che molte altre barche possano passare totalmente inosservate». Oltre 30mila persone sono state salvate dall' inizio della missione umanitaria di Moas, lanciata nel 2014. Di queste, ben 19mila sono state soccorse e assistite solo dallo scorso giugno ad oggi. L' organizzazione umanitaria, alla luce del nuovo e aggiornato bilancio, rilancia l' appello affinchè i leader europei si impegnino a garantire rotte sicure e legali per i migranti. «I viaggi della morte nel Mediterraneo non verranno certo fermati alzando muri o barricate o imponendo più controlli alle frontiere. È chiaro ormai che la militarizzazione delle frontiere non è una soluzione. Le persone troveranno sempre un modo di arrivare in Europa. C' è una necessità urgente di gestire il fenomeno, invece di evitarlo nascosti dietro a un muro di filo spinato. I leader Europei devono impegnarsi ed esporsi in prima persona» ha detto il direttore di Moas, Pete Sweetnam.