martedì 15 novembre 2016

Europa
Decine i dispersi e solo quindici i sopravvissuti. Ennesimo naufragio nel Mediterraneo
L'Osservatore Romano
Nuovo naufragio al largo della Libia. Sembra siano decine i dispersi nell’ennesima tragedia del mare verificatasi ieri sera a 30 miglia dalle coste africane. Sono solo quindici i sopravvissuti recuperati in acqua dopo il ribaltamento del gommone.
È stata una petroliera a prendere a bordo per prima i migranti caduti in mare, che sono poi passati su una nave della guardia costiera, attesa in serata a Catania.
A Messina questa mattina sono sbarcati i 339 migranti salvati nel Canale di Sicilia in diversi interventi effettuati domenica. Ci sono molte donne e molti minori.
E nella sola giornata di ieri sono stati circa 550 i migranti salvati, nel corso di cinque distinte operazioni nel mar Mediterraneo. Ma anche in questo caso ci sono vittime: purtroppo, le navi di soccorso hanno riportato a terra anche sei corpi senza vita.
I migranti si trovavano a bordo di cinque gommoni che sono stati intercettati e soccorsi da unità delle forze italiane e da una nave mercantile danese.
Nelle stesse ore, in Sicilia il gruppo interforze della procura di Siracusa ha fermato quattro stranieri ritenuti gli scafisti dei tre gommoni con 347 migranti, tra cui 80 minori, soccorsi domenica. Sono due gambiani, un senegalese e un sudanese, già condotti in carcere. La partenza dei gommoni sarebbe avvenuta venerdì scorso da Sabrata, in Libia, e il viaggio per l’Europa sarebbe costato tra 1500 e 2500 dinari libici. Gli scafisti sono stati trovati in possesso di cellulari e numeri telefonici italiani ed esteri sui quali saranno effettuate verifiche.
Intanto del traffico di migranti irregolari ha parlato al Cairo il commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, durante un incontro con i ministri egiziani degli affari esteri, Sameh Shoukry, e dell’immigrazione, Nabila Makram. Si vuole aumentare la cooperazione in tema di migrazioni e crescenti sfide in Medio oriente.

L'Osservatore Romano, 15-16 novembre 2016