sabato 26 novembre 2016

Cuba
È morto Fidel Castro. Il telegramma del Papa e le reazioni internazionali
L'Osservatore Romano
È morto nella tarda serata di venerdì 25 novembre, all’età di novant’anni, Fidel Castro, ex presidente del consiglio di Stato e del Governo della Repubblica di Cuba. In un telegramma indirizzato al presidente Raúl Castro, Papa Francesco ha scritto: «Nell’apprendere la triste notizia della morte del suo caro fratello, l’eccellentissimo signor Fidel Castro Ruz, ex presidente del consiglio di Stato e del Governo della Repubblica di Cuba, esprimo i miei sentimenti di vicinanza a Vostra eccellenza e agli altri familiari del defunto dignitario, così come al Governo e al popolo di questa amata nazione. Allo stesso tempo offro preghiere al Signore per il suo riposo, e affido tutto il popolo cubano alla materna intercessione di Nostra Signora della Carità del Cobre, patrona di questo Paese». A dare la notizia della morte di Castro è stato il fratello Raúl in diretta televisiva. La morte del leader politico è avvenuta alle 22.29 (ora locale) di venerdì 25. Il governo dell’Avana ha proclamato nove giorni di lutto nazionale, mentre i funerali si svolgeranno il prossimo 4 dicembre.
Immediate le reazioni internazionali. Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha lanciato un appello a raccogliere l’eredità del leader cubano, ricordando il forte legame che univa i due paesi. Il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, ha lodato l’opera di Castro, definendolo «un amico» che «ha impostato il dialogo bilaterale sul rispetto e la solidarietà». Per il presidente ecuadoriano, Rafael Correa, molto vicino all’Avana, «se ne è andato un grande».
Ben diversa la reazione negli Stati Uniti. Il «New York Times» non esita a definire Castro «il tormento per undici presidenti degli Stati Uniti» o «l’uomo che ha portato il mondo sull’orlo di una guerra nucleare. Il «Washington Post» parla invece di «un leader repressivo che ha trasformato il suo paese in un gulag». Tuttavia, c’è anche chi sottolinea, come ad esempio il «Los Angeles Times», che Castro era «l’icona di un rivoluzionario la cui influenza si è fatta sentire ben al di là di Cuba», mentre per il «Miami Herald» si trattava di «un uomo la cui ombra si è diffusa nel corso di quasi cinquant’anni in tutta l’America latina e nel mondo». Nessun commento ufficiale, al momento, dalla Casa Bianca né dal presidente eletto, Donald Trump. In Florida, intanto, tantissimi cubani, esuli dissidenti anticastristi, festeggiano la morte di quello che non esitano a definire un dittatore senza scrupoli.
Parole forti sono state usate dal presidente cinese, Xi Jinping, il quale ha definito Castro «un grande uomo del nostro tempo: la storia si ricorderà di lui». Sulla stessa linea, il presidente russo, Vladimir Putin, secondo cui si è spento «il simbolo di un’epoca». Quest’uomo — ha aggiunto Putin nel telegramma inviato alle autorità cubane — «era un amico sincero e affidabile della Russia».
Ricordando la figura del leader cubano, il presidente francese, François Hollande, ha voluto lanciare un appello affinché «Cuba possa pienamente essere parte della comunità internazionale». Il presidente del Governo spagnolo, Mariano Rajoy, ha parlato di «una figura di importanza storica»: Castro «segnò una svolta nell’evoluzione del paese ed ebbe una grande influenza in tutta la regione» ha dichiarato il capo del governo spagnolo. E il ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha scritto su Twitter: «Con Castro si chiude una pagina grande e drammatica del Novecento. Vicini al popolo cubano che guarda al futuro». Da Bruxelles arriva infine la voce del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. «Castro è stata una delle figure storiche del secolo scorso e la personificazione della rivoluzione cubana» ha scritto in un messaggio. Aggiungendo poi che il leader cubano «ha cambiato la rotta del suo paese» mentre la sua eredità verrà giudicata dalla storia.

L'Osservatore Romano, 26-27 novembre 2016