martedì 8 novembre 2016

L'Osservatore Romano
«Un orizzonte esplicito di riconciliazione»: è questo il presupposto indispensabile per ogni colloquio sincero. È quanto afferma la Conferenza episcopale della Colombia attraverso un comunicato diffuso dopo l’incontro tenuto dai presuli assieme a rappresentanti del Governo, del “fronte del no” all’accordo di pace, e delle Farc. Il documento è stato presentato nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, tra gli altri, monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, presidente della Conferenza episcopale (Cec) e arcivescovo di Tunja e monsignor Francisco Javier Múnera Correa, vicario apostolico di San Vicente del Caguán. L’episcopato insiste nel dettaglio su alcuni punti: in primo luogo, come detto, occorre che «lo sviluppo del negoziato sia incorporato in un orizzonte esplicito di riconciliazione». In secondo luogo si chiede che l’accordo di pace abbia solide basi costituzionali. Ancora, «la Chiesa comprende la necessità di una giustizia transazionale vista come giustizia speciale, però pensa che ci debba essere in qualche modo un collegamento alla giustizia ordinaria». I vescovi chiariscono che le Farc sono state invitate a comprendere «che accettare il risultato delle urne porta al rafforzamento della democrazia e delle istituzioni». Si sottolinea, inoltre, il ruolo decisivo della famiglia soprattutto riguardo al reinserimento sociale dei minori che sono stati coinvolti nel conflitto. Tale reinserimento deve avvenire «in modo serio e responsabile». Infine, l’episcopato colombiano invita a dare alle vittime la giusta riparazione.
Durante la conferenza stampa i vescovi hanno spiegato che con le Farc si è parlato dell’opera di riconciliazione e pace realizzata dai sacerdoti nei territori controllati dai guerriglieri, mentre lo scorso 3 novembre i rappresentanti del Governo hanno illustrato a una delegazione della Cec, presieduta dal cardinale Rubén Salazar Gómez, l’andamento delle trattative con il “fronte del no”. Secondo i vescovi esiste ora una base ampia di proposte per far avanzare la trattativa, anche se «ci sono posizioni di maggiore vicinanza e altre dove bisognerà mostrare grandezza d’animo».
L'Osservatore Romano, 8-9 novembre 2016.