giovedì 17 novembre 2016

(a cura redazione "Il sismografo")
mons. Antonio Riberi, primo internunzio pontificio in Cina
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Da tempo la stampa internazionale segue con particolare attenzione l'evolversi dei rapporti fra Pechino e il Vaticano. Negli ultimi mesi, quest'attenzione si è focalizzata soprattutto nelle conversazioni periodiche ufficiali tra rappresentanti del governo cinese e della Santa Sede, il cui scopo principale è un accordo sulla modalità per la nomina dei vescovi che, come è noto, sono da anni motivo di forti attriti e controversie fra le parti, anche perché di mezzo c'è la cosiddetta Chiesa patriottica, organizzazione controllata dalle autorità del governo e del partito. 
Da più parti si assicura che una possibile intesa sarebbe vicina. Intanto però resta in piedi un'altra questione non meno importante, e cioè i rapporti bilaterali tra il Vaticano e il governo di Pechino, interrotti molti anni fa.
Si tratta di una storia lunga e complessa, non sempre conosciuta. Forse aiuta a comprendere meglio questa situazione la conoscenza di alcuni momenti rilevanti di questa storia.
Mons. Antonio Riberi, il primo Internunzio apostolico in Cin
Solo una figura con una robusta esperienza diplomatica alle spalle avrebbe potuto ricoprire un ruolo delicato e al tempo stesso così necessario come quello che fu affidato ad Antonio Riberi: divenire il primo Internunzio Apostolico in Cina. 
Nato a Montecarlo nel 1897 da una famiglia di Limone Piemonte, entrò in seminario a Cuneo e qui fu ordinato sacerdote nel 1922. Nell'ottobre dello stesso anno, per le sue eccezionali doti, fu mandato a Roma a frequantare l'Università Gregoriana e la Pontificia Accademia Ecclesiastica, laureandosi in Diritto Canonico e Filosofia; nel corso dei suoi studi accademici conobbe e divenne grande amico di Giovanni Montini, futuro Papa Paolo VI.
Il giovane Riberi cominciò quindi a muovere i primi passi nella diplomazia Vaticana: già nel 1925 fu inviato come Nunzio Apostolico in Bolivia.
Proprio 70 anni fa, era il 2 luglio del 1946, Papa Pio XII decise di affidare a questo sacerdote esperto di politica estera - dopo l'America Riberi fu assegnato ad altre nunziature in Europa e quindi in Africa - la rappresentanza della Santa Sede nella Repubblica di Cina, pochi anni prima che la rivoluzione di Mao Tse Tung desse vita, nel 1949, alla Repubblica popolare Cinese. Fino a quell'anno la presenza ufficiale del Vaticano in Cina era stata impersonata da mons. Celso Costantini, primo Delegato Apostolico dal 1922 al 1933, autore del primo vero riavvicinamento dell'epoca moderna tra il paese asiatico e la Santa Sede. Per mezzo dell'impegno di mons. Costantini Papa Pio XI potè consacrare i prime sei vescovi cinesi; furono inoltre fondate università  e congregazioni religiose per cominciare a formare un clero cinese sempre più autonomo. 
Fu così che mons. Riberi, nel 1946, raccolse un'importante e preziosa eredità che stava cominciando ad affondare le radici in Cina ma che stava anche per essere investita da quei grandi cambiamenti politici, culturali e sociali già comparsi all'orizzonte. L'opera di nunziatura di Antonio Riberi durò per ben 13 anni, spesso tra non poche difficoltà e umiliazioni, come quelle degli arresti domiciliari ai quali fu costretto nel 1951 e alla seguente espulsione dal paese. Mons. Riberi decise così di trasferire la Nunziatura presso il governo nazionalista di Chiang Kai Shek, prima a Hong Kong e poi a Taipei (isola di Formosa-Taiwan), di fatto provocando quella dura reazione di chiusura della Cina comunista nei confronti della Santa Sede, chiusura che solo in questi ultimi anni, con una costante e delicata perseveranza da parte di entrambi gli interlocutori, si sta cercando di superare.
Nonostante questa brusca conclusione della sua esperienza diplomatica in Cina, mons. Riberi continuò la sua carriera di Nunzio Apostolico: dopo un soggiorno a Roma per ristabilire la propria salute provata dall'esperienza asiatica, nel 1960 fu destinato a Dublino e, due anni dopo, alla prestigiosa sede di Madrid.
Nel concistoro del 26 giugno 1967 Riberi fu creato Cardinale da Papa Paolo VI e il suo nome fu persino preso in considerazione per la successione al cardinal Cicognani nella carica di Segretario di Stato, vista la sua grande preparazione, esperienza all'estero e il rapporto di profonda stima e amicizia che lo univa a papa Montini. Purtroppo questa eventualità rimase tale, perché il 16 dicembre di quello stesso anno il neo creato cardinal Riberi morì improvvisamente a Roma, dove si era stabilito dopo essere rientrato definitivamente dalla Spagna. Il Pontefice, manifestò pubblicamente la sua profonda stima per il Card.Riberi: nel pomeriggio del 17 dicembre del 1967 recandosi a visitare la salma del Porporato, commosso e con le lacrime agli occhi, nel presentare le condoglianze ai parenti ed a tutti i presenti, disse: «Voi non sapete che cosa voglia dire per me perdere un vecchio e vero Amico».
La salma del Cardinale Antonio Riberi riposa a Limone Piemonte nella chiesetta di Sant'Antonio da Padova.