giovedì 17 novembre 2016

Cile
L’episcopato cileno e le emergenze del paese. È sempre tempo di misericordia
L'Osservatore Romano
Il giubileo sta terminando ma «il tempo della misericordia è una sfida che perdura». Bisogna quindi «insistere in questa dimensione evangelica nei nostri piani e progetti pastorali. Il volto misericordioso del Padre, che si manifesta nella persona di Gesù Cristo, è la fonte della nostra speranza». Nel comunicato finale dell’assemblea plenaria svoltasi nei giorni scorsi a Punta de Tralca, la Conferenza episcopale cilena invita le istituzioni a non dimenticare le urgenze del Paese, in particolare quelle riguardanti i più poveri e sofferenti. Il timore è che, entrando in un periodo di preparazione alle elezioni presidenziali e parlamentari (previste per la fine del 2017), «si sospenda o si metta in pausa il lavoro congiunto per il bene della gente, specialmente dei gruppi più vulnerabili».
Pur riconoscendo i significativi passi avanti compiuti in ambito legislativo a favore delle persone in difficoltà, «ci inquieta — scrivono i vescovi — come lo stato e la società civile non sostengano a sufficienza gli adulti, i giovani e i bambini in situazione di vulnerabilità».
Nella nota, intitolata Dialogo, responsabilità e misericordia: per un Cile più giusto, si esprime particolare preoccupazione per la sanità pubblica, le pensioni minime di oggi e di domani, la disoccupazione e la precarietà di tanti posti di lavoro, le delicate condizioni vissute da migranti e popoli originari, il cambiamento culturale. E preoccupa nondimeno «l’iniziativa di legge che lascia indifesa giuridicamente la persona umana nel periodo prenatale, senza farsi carico delle donne che possono vivere situazioni dolorose e drammatiche». I presuli invitano a promuovere un’educazione integrale che “umanizzi” sempre di più gli individui, in special modo i bambini e i giovani: «Lo stato e la scuola devono contribuire, sussidiariamente, al diritto fondamentale e primordiale dei genitori di formare i figli secondo i propri valori, liberi da qualunque influenza di ideologie di genere che possano trasformarsi — spiegano citando Papa Francesco — in “vere colonizzazioni ideologiche”, convertite in leggi della Repubblica».
La Conferenza episcopale cilena, che a Punta de Tralca ha provveduto fra l’altro a eleggere il nuovo presidente nella persona del vescovo ordinario militare Santiago Jaime Silva Retamales, dà voce al «crescente malessere» in alcuni settori della società manifestato da movimenti che «cercano di promuovere iniziative, difendere diritti ed esigere migliori standard di qualità civile. Si aprono spazi di partecipazione sempre più inclusivi che esigono una responsabilità e una pluralità di doveri, non solo da parte delle autorità ma di ogni persona che voglia giocare un ruolo attivo nella comunità». Da segnalare, in tal senso, «l’indebolimento democratico rappresentato dall’altissima astensione alle ultime elezioni municipali. Ciò rivela il crescente disinteresse e la disaffezione verso l’attività politica che, al contrario, dovrebbe essere al primo posto per coloro che si propongono di cercare il bene comune». Con l’approssimarsi della nuova stagione elettorale, i presuli auspicano che «i cittadini non si riducano a meri votanti ma assumano il ruolo di collaboratori attivi nella formazione di una patria rinnovata e sempre più aperta a un dialogo sociale sano e fraterno». Le istituzioni politiche, sociali e religiose hanno un compito rilevante «al momento di riconoscere, accogliere e discernere il legittimo malessere espresso da diversi settori della società nei confronti della leadership a ogni livello».
Se la gente ha diritto di “chiedere conto” ai propri rappresentanti, è tuttavia necessario che si usino le vie dello stato di diritto: «Tutti possiamo essere di aiuto affinché la ricerca della cosa migliore per il Cile avvenga con rispetto e attraverso un dialogo responsabile e partecipativo, evitando e prevenendo espressioni di violenza e denigrazione che, oltre a creare un clima di tensione, sono solite distrarre l’attenzione dai temi più urgenti e rilevanti».
L'Osservatore Romano, 16-17 novembre 2016