venerdì 11 novembre 2016

Canada
Essenziale Cohen
L'Osservatore Romano
(Giulia Galeotti) Era il 1966 quando, per salutare l’uscita del romanzo Beautiful Losers, il Boston Globe scriveva «James Joyce non è morto. Vive a Montréal sotto il nome di Leonard Cohen». Effettivamente, lo scrittore, musicista e poeta canadese — nato in una famiglia ebrea immigrata da padre polacco e madre lituana e deceduto il 7 novembre all’età di 82 anni — ha segnato con le sue parole l’immaginario del Novecento: i versi delle canzoni di Cohen, da Suzanne a Bird on a Wire, hanno infatti accompagnato generazioni, perse tra versi letterariamente stupefacenti. E Hallelujah, interpretata da molti artisti (tra cui Jeff Buckley), resta una perla ineguagliata. I due aggettivi più adatti a rappresentare Cohen e la sua produzione artistica sono sobrio ed essenziale: sobrietà ed essenzialità lampanti non solo nella figura e nello stile di vita, ma anche nell’attenzione per parole e note capaci di raccontare una ricerca interiore imbevuta di realtà.
L'Osservatore Romano, 11-12 novembre 2016 
- «Le tenebre e la luce»: Dio secondo Leonard Cohen (Joachim Langeneck, Riforma.it)