sabato 26 novembre 2016

 (Riccardo Burigana) «Come il movimento ecumenico può combattere la violenza contro le donne? Come affermare e difendere i diritti delle donne?»: questi gli interrogativi centrali del convegno «Mulheres: direitos e justiça – Compromisso Ecumênico» (Donne: diritti e giustizia - Impegno ecumenico) promosso a San Paolo dal Conselho Nacional de Igrejas Cristãs (Conic) del Brasile, in collaborazione con Christian Aid. L’incontro, che si inserisce in un progetto pluriennale portato avanti dal Conic per la promozione del ruolo della donna nella Chiesa e nella società, è stato pensato soprattutto per discutere della violenza di cui è continuamente vittima l’universo femminile. Un modo per proseguire il cammino che da anni vede i cristiani del Brasile impegnati nella denuncia dei casi di sopraffazione e dell’emarginazione delle donne così pure nella definizione di specifici percorsi culturali e sociali.
Il convegno è stato così l’occasione per un incontro tra oltre cento donne di diverse Chiese e comunità ecclesiali, non solo del Brasile, per favorire una sempre maggiore condivisione delle esperienze ecumeniche delle realtà locali e per definire progetti e iniziative. Tra le partecipanti anche Glória Ulloa, membro della presidenza del World Council of Churches, e Deolinda Teka, segretaria generale del Conselho de Igrejas Cristãs de Angola: la loro presenza ha voluto sottolineare come riflettere ecumenicamente sul ruolo e sui diritti della donna nella vita della Chiesa costituisca una delle sfide centrali per il cammino ecumenico del XXI secolo.
Uno spazio particolare è stato destinato anche al recupero della memoria storica di cosa è stato fatto per la lotta alla violenza contro le donne dal movimento ecumenico, con riferimento soprattutto al decennio 2001-2011 dedicato al superamento della violenza nella vita quotidiana. Si è tracciato così un bilancio, partendo dalla realtà brasiliana, per indicare quali devono essere i campi nei quali il movimento ecumenico può e deve operare per affermare l’effettiva l’uguaglianza tra uomo e donna. Tanto da contribuire alla testimonianza dell’amore di Dio per il mondo e alla creazione di una nuova società, ispirata ai valori biblici, che costituiscono una fonte perenne di unità tra i cristiani.
Il dibattito sui criteri ermeneutici nella lettura delle Scritture è stato un altro aspetto discusso nella convinzione che proprio la riscoperta della Parola di Dio può alimentare fortemente il ripensamento della figura della donna, offrendo quegli elementi fondanti una reale cultura della giustizia. Al tempo stesso, come è stato sottolineato nella liturgia ecumenica di apertura, a commento di un celebre passo di Giovanni (8, 1-11), la Parola di Dio ricorda a tutti i cristiani che negare la sacralità e la dignità del corpo femminile è un peccato che non può essere più tollerato. Per questo, è stato detto ricordando l’episodio dell’incontro di Gesù con l’adultera, deve finire il tempo di giudicare le donne «con le pietre». La lettura delle Scritture deve quindi aiutare i cristiani a seguire la strada indicata da Dio per una giustizia della riconciliazione, che parta dalla condanna di ogni forma di violenza.
A San Paolo si è discusso anche di come sostenere i progetti delle organizzazioni ecumeniche di denuncia della violenza contro le donne e della costruzione di percorsi di giustizia. Tali progetti, è stato rimarcato, devono coinvolgere la vita quotidiana delle comunità cristiane, dal momento che, come emerso da una recente ricerca, nel 40 per cento delle comunità avvengono, con forme e modalità molto diverse tra di loro, degli atti di violenza e di discriminazione nei confronti delle donne. Nella formulazione di nuovi progetti, soprattutto nel campo dell’educazione al rispetto dei diritti delle donne, si è notato quanto ancora deve essere fatto, nonostante i tanti passi ecumenici compiuti in questi ultimi anni per affermare come non si possa mai invocare la Parola di Dio per giustificare la violenza contro una donna. (riccardo burigana)
L'Osservatore Romano, 25-26 novembre 2016.