lunedì 28 novembre 2016

Brasile
Concluso a Belém l’incontro ecclesiale promosso dalla Conferenza episcopale. Per il presente e per il futuro dell’Amazzonia
L'Osservatore Romano
«Un incontro molto significativo per il presente e il futuro di questa terra»: così il vescovo di Parintins, diocesi situata nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, Giuliano Frigeni ha commentato gli esiti del convegno ecclesiale che si è svolto nei giorni scorsi a Belém dedicato proprio allo stato e alle prospettiva di questa preziosa porzione verde del paese.
Ai lavori hanno partecipato operatori pastorali, religiosi, religiose e laici della Conferenza episcopale brasiliana che hanno affrontato temi riguardanti la politica sociale, economica, culturale e religiosa della regione e il contributo della Chiesa cattolica per la promozione e la difesa della vita degli abitanti e della biodiversità. Durante l’incontro, che ha avuto lo scopo di fare un’analisi generale di come si è sviluppato il lavoro missionario attualmente nella regione, è stato fatto in qualche modo un bilancio di ben quattrocento anni di opera evangelizzatrice in Amazzonia, fin da quando fu appunto fondata la città brasiliana di Belém.
«È stato — ha raccontato a Radio vaticana monsignor Frigeni, che pure non essendo presente ha seguito attraverso il video le giornate del convegno — un incontro bellissimo, con più di sessanta vescovi coinvolti in questo lavoro di difesa dei popoli e della natura, seguendo le indicazioni della Laudato si’ di Papa Francesco e l’esperienza di ormai quasi mezzo secolo di aiuto delle Chiese sorelle. Ho avuto l’occasione di ascoltare per la prima volta qui, dal mio telefono cellulare, l’intervista fatta ai miei confratelli, i vescovi; e poi attraverso questo anche le notizie del Papa».
Monsignor Frigeni ha voluto ricordare quanto accade nella foresta più grande del mondo, da dove quotidianamente vengono portati via con camion e imbarcazioni di ogni genere migliaia di alberi. In particolare, nella baía do Guajará, davanti al fiume del Rio delle Amazzoni, passano decine di chiatte con alcune tonnellate di legno. «Mi trovo davanti immagini come queste e purtroppo anche io vedo, soprattutto di notte, persone che escono dall’interno della foresta, vanno via e arrivano a Belém: vengono qui e caricano le navi. Ho già portato la polizia, la protezione dell’ambiente, e anche un avvocato, ma purtroppo quando arrivano sul luogo non si vede più nulla. È tutto pulito, non c’è nessuna traccia: macchina, nessun trattore. Ormai sono abituati a nascondersi continuamente. È terribile, perché — come dice il Papa — uno non pensa a cosa lascerà ai suoi figli, ai suoi nipoti. È questo che mi fa male, quando vedo — perché le ho viste — persone vendere per tre euro un tronco. È una pazzia! Va contro la ragione, contro il cuore, contro la saggezza che il Signore ci ha dato. Speriamo — ha aggiunto il vescovo di Parintins — che le preghiere e l’impegno di chi si batte riescano almeno a far smettere questo continuo massacro, che non è soltanto dell’ambiente», perché colpisce inesorabilmente anche la vita di migliaia di persone e danneggia il sistema ecologico mondiale.
«L’importante — ha dichiarato all’apertura dei lavori monsignor Erwin Kräutler, vescovo emerito di Xingu e presidente del comitato brasiliano della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) — è che le Chiese prendano coscienza che tutti siamo chiamati a camminare nella stessa direzione e a vivere lo stesso impegno per l’Amazzonia».
L’incontro di Belém è stato fortemente voluto dal cardinale Sérgio da Rocha, arcivescovo di Brasília e presidente della Conferenza episcopale.

L'Osservatore Romano, 28-29 novembre 2016