giovedì 10 novembre 2016

L'Osservatore Romano
Entrata nel programma scolastico a partire dal primo ottobre scorso, la nuova materia “Educazione alla filosofia e alla cittadinanza” non ha registrato in Belgio un elevato numero di partecipanti fra le bambine e i bambini delle scuole primarie. Il nuovo corso sostituisce, per chi lo desidera, la seconda ora di insegnamento religioso, prevista da una legge del 1958 che disciplina la materia.A partire da quest’anno scolastico — riferisce il sito protestante riforma.it — i genitori potevano dunque scegliere se far frequentare ai propri figli la classica seconda ora di religione, o meglio di storia delle religioni, o se sostituirla con il nuovo insegnamento proposto dal ministero dell’istruzione.
Molte associazioni laiche del paese avevano portato avanti una massiccia campagna di sensibilizzazione volta a promuovere il corso di filosofia alla cittadinanza. Le comunità religiose si erano allarmate, tanto da scrivere una lettera pubblica nella quale protestanti, cattolici, ortodossi, ebrei e musulmani avevano esortato i genitori a non accantonare l’insegnamento delle religioni, fondamentale per comprendere in cosa crede il proprio vicino di casa, il proprio compagno di banco, e attraverso il dialogo e la comprensione superare i muri di odio che caratterizzano purtroppo i nostri tempi. L’appello deve aver evidentemente fatto centro, tanto che solamente l’otto per cento degli studenti belgi ha chiesto di partecipare alle nuove lezioni. Secondo monsignor Guy Harpigny, vescovo di Tournai e responsabile dei corsi di religione cattolica, l’ora di religione aiuta «a sviluppare in maniera essenziale domande di senso a partire dalle diverse tradizioni religiose; contribuisce a decostruire i discorsi radicali; accompagna gli studenti ad aprirsi alla dimensione spirituale dell’esistenza e a lavorare attivamente all’incontro dell’altro». Fra i firmatari degli appelli vi sono, tra gli altri, monsignor Jozef De Kesel, arcivescovo di Mechelen-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale, il metropolita Atenagora della Chiesa ortodossa in Belgio, Philippe Markiewicz, presidente del Concistoro centrale israelita del Belgio, Salah Echallaoui dei musulmani del Belgio, il pastore Stephan Fuite, presidente della Chiesa protestante unita del Belgio, e Geert Lorein, presidente del Sinodo federale delle Chiese protestanti ed evangeliche belghe.
L'Osservatore Romano, 9-10 novembre 2016.