martedì 8 novembre 2016

Argentina
Documento della commissione episcopale argentina. Droga emergenza nazionale
L'Osservatore Romano
Neanche un ragazzo in meno per colpa della droga: lo chiede la Commissione nazionale per la pastorale delle dipendenze e della tossicodipendenza, organismo in seno alla Conferenza episcopale argentina, in un comunicato intitolato appunto Emergencia nacional: ni un pibe menos por la droga, nel quale si sollecitano le autorità a dichiarare «l’emergenza nazionale per le dipendenze» in modo da evitare la morte di altri giovani a causa del consumo di sostanze stupefacenti. Al contempo si chiede che vengano ascoltate quelle famiglie che hanno, in particolare, bambini bisognosi di cure a base di cannabis, pur ribadendo un fermo rifiuto delle «politiche liberali che reclamano il diritto di coltivare, detenere o consumare droghe».
La commissione — guidata da padre José María “Pepe” Di Paola e costituita dai delegati diocesani di tutto il paese — esprime «grande preoccupazione per il momento che attraversa la nostra patria» in tema di tossicodipendenza. «Non è questione di questo o di un altro governo ma di un problema che sta crescendo e, come una spirale, avanza approfondendo il deterioramento della vita dei nostri giovani e distruggendo il tessuto sociale. Ogni giorno vengono nelle nostre parrocchie e istituzioni presenti sull’intero territorio nazionale, nei paesi e nelle città, molti ragazzi che hanno perso la propria libertà per la mancanza di senso e opportunità e sono rimasti intrappolati nelle reti del consumo di droga, legale e illegale. Accompagniamo la sofferenza delle loro famiglie e persone care», si legge nella nota, precisando che «questo accade anche nelle cittadine più piccole, nelle quali per poter vedere uno psicologo o uno specialista in salute mentale occorre viaggiare per cento o duecento chilometri».
La situazione è «disperata» e «ci domandiamo quale sia la risposta che, come società, stiamo offrendo. Dobbiamo essere sinceri. Nei centri urbani stiamo esaminando nuove modalità di intervento, organizzando convegni e analizzando le carenze dei vari programmi e modelli teorici, molte volte importati, e la risposta rimane insufficiente mentre ci sono circa un milione di giovani che in Argentina non studiano né lavorano». La commissione episcopale sottolinea che la repressione non basta: «Se ai giovani non offriamo reali opportunità per crescere, per scoprire il senso della vita, politiche pubbliche di prevenzione e un sistema sanitario adeguato, resteranno strutturalmente vulnerabili. Non basta contrastare il narcotraffico, bisogna prendersi cura dei ragazzi». Va alzato, inoltre, il livello da colpire: «Sarebbe bene guardare anche ai circuiti finanziari» che rendono possibile questo fenomeno, «perché altrimenti resta un problema dei poveri. No, il traffico di droga è una rete multinazionale con manager e “amministratori delegati”, che conoscono complicità politiche e di comunicazione, sanno mascherare la realtà con teorie nuove nate in università prestigiose, fanno lobby e sono in cerca di leggi favorevoli ai loro affari».
La commissione poi affronta un altro aspetto: «In questo contesto di assenza di opportunità e risposte, c’è una voce che non si può non ascoltare», quella dei bambini e dei giovani affetti da epilessia refrattaria, che trovano in un derivato della cannabis il palliativo ai loro disturbi. «Riteniamo imprescindibile — si afferma — che chi soffre di tale malattia possa avere la propria medicina e che spetta allo stato fornirla gratuitamente. Ciò che non vogliamo è che la giusta richiesta di alcune famiglie si mescoli con politiche che ne danneggiano altre. In pratica, non siamo d’accordo con le politiche liberali che reclamano il diritto di coltivare, detenere o consumare droghe, perché non tutte le persone si trovano nella stessa situazione e, ai ragazzi con non hanno o hanno poche opportunità nella vita, queste azioni potrebbero costare loro molto caro». Il comunicato si conclude con un appello allo stato: «A causa della gravità del momento che stiamo vivendo, per i morti, le tragedie e le sofferenze di migliaia di ragazzi e ragazze in tutta la nazione, di uomini e donne, per il dolore delle loro famiglie, per i nostri quartieri, paesi, città, per padre Juan Viroche e tutti quelli che giorno dopo giorno danno la vita», la commissione chiede «l’immediata dichiarazione di emergenza nazionale per le dipendenze» e invita i distinti livelli istituzionali (municipale, provinciale e statale), i mezzi di comunicazione, le imprese, le Chiese e le diverse fedi a farsi eco di tale appello, che «come un grido si alza nel cielo della patria: basta, basta, neanche un ragazzo in meno per la droga. Bisogna mettersi a lavorare. Esortiamo tutti a caricarci la patria sulle spalle, come ci chiede il Papa. Che la Vergine di Luján, patrona della nostra patria, ci indichi la strada dell’impegno e ci riveli le fibre di solidarietà che rappresentano l’identità del popolo argentino».
L'Osservatore Romano, 8-9 novembre 2016