venerdì 14 ottobre 2016

(Luis Badilla - ©copyright) Per Papa Francesco, che questa volta non la manda a dire, è ipocrita "dirsi cristiano e cacciare via un rifugiato". Così si è espresso ieri nella Sala Paolo VI nel corso dell'udienza a un gruppo di luterani. Ecco le sue parole testuali trascritte dal video: "La malattia, o si può dire anche il peccato, che Gesù condanna di più è l'ipocrisia. E' un atteggiamento ipocrita dirsi cristiano e cacciare via un rifugiato, uno che cerca aiuto, un affamato, un assettato, un ... cacciare via uno che ha bisogno del mio aiuto. Se io mi dico cristiano e faccio questo cose sono un ipocrita".
Il Santo Padre ha poi rincarato la dose: i conti non quadrano nel caso di coloro che «vogliono difendere il cristianesimo in Occidente e dall’altra parte sono contro i rifugiati e contro le altre religioni», "è una contraddizione", e cioè un’incoerenza tra fede e vita.
In Europa sono in molti soprattutto governi e politici che si dovrebbero porre alcune domande sull'efficacia della loro doppiezza, sul loro giochetto logorroico, utilizzato fin troppo a lungo con lo scopo di strumentalizzare il messaggio evangelico per spiegare e giustificare muri, separazioni, divisioni e rifiuti nei confronti dei rifugiati e migranti.
Moltissimi politici, e a volte anche qualche ecclesiastico di alto o basso rango, in questi due ultimi anni hanno usato Cristo e il Vangelo, una presunta difesa delle radici cristiane dell'Europa (quelle che le classi governanti non hanno mai voluto sancire nei principi fondativi dell'Unione Europea), per dire "no" a coloro che fuggendo dalle violenze, dalla fame e dai conflitti cercano riparo nel Vecchio continente. E' pura ipocrisia e null'altro. 
In questo giochetto si è arrivato anche ad estremi patetici: perseguitare in patria ogni rifugiato che chiede aiuto, e tra loro non pochi cristiani, ma poi propagandare - con l'aiuto della credulità ingenua di alcuni siti cattolici - la creazione di organismi statali per proteggere i cristiani in Medio Oriente. 
Ma come? Mi strappo le veste per la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente ma poi, nel mio Paese, inseguo i rifugiati con cani e blindati, dichiaro fuorilegge chi ospita un bisognoso e mobilito l’opinione pubblica per fare approvare referendum fasulli?
Parole chiare e dirette quelle di Francesco; parole che smontano un'altra falsità manovrata ad arte per raccattare voti e consensi della pancia, per meschini ambizioni di poteri da parte di politici che approdano alla politica non per giustificare la vita al servizio del bene comune, bensì per guadagnarsi da vivere facilmente usando, e abusando, dei propri cittadini. 
In passato, il Santo Padre, sempre nell'ambito dei flussi migratori, dei rifugiati e migranti, aveva già smontato l'altra falsità che serpeggia da sempre: voler la pace, a parole, per poi, sottobanco vendere armi per fare la guerra. «C'è sempre l'ipocrisia e per questo ho detto che non è sufficiente parlare di pace, si deve fare la pace. Chi parla soltanto di pace e non fa la pace, è in contraddizione. Chi parla di pace e favorisce la guerra, per esempio con la vendita delle armi, è un ipocrita». (In aereo il 6 giugno 2015, rientrando da Sarajevo).  "Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte", disse alla cittadinanza di Lesbo lo scorso 16 aprile.
E sempre ieri nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017, Papa Francesco ha scritto: "«Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,19). Tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale. Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti."
E' ora di essere cristallini e veritieri: chi non vuole i rifugiati e i migranti, posizione legittima, non deve usare il Vangelo e il cristianesimo per dare fondamento alla sua scelta. Deve avere invece il coraggio e l'onestà di esporre le proprie ragioni senza usare la fede religiosa di milioni di cittadini che ovviamente non condivide nulla delle loro convinzioni. E' una questione di reputazione e la reputazione è il vero valore aggiunto della credibilità di un politico.