sabato 3 settembre 2016

(Luis Badilla - ©copyright) Chiari e perentori i giudizi dell'ex Presidente del Brasile, Luiz Inácio "Lula da" Silva, su quanto sta accadendo nel suo Paese, in particolare sulla destituzione di Dilma Rousseff, contenuti in un'ampia lettera scritta il 30 agosto scorso dal leader del Partito dei lavoratori e indirizzata a Papa Francesco. In queste ore sulla stampa spagnola e brasiliana si diffondono ampi stralci della lettera con la quale "Lula " denuncia "una gravissima situazione politica e istituzionale” nella più grande nazione dell'America Latina.
Secondo l'ex governante le forze conservatrici, sconfitte in quattro successive elezioni presidenziali, oggi "agiscono fuori dalla Costituzione e dalle leggi" poiché aspirano a "comandare, a tutti i costi, lo Stato per impadronirsi del patrimonio nazionale come già accade con le risorse petrolifere nelle acque profonde". Questi gruppi, inoltre, secondo "Lula", hanno un progetto socio-politico preciso: "disarticolare la rete di protezione dei lavoratori e dei poveri che è stata invece allargata e consolidata negli ultimi 13 anni". 
L'ex Presidente difende con dati ufficiali e internazionali l'opera dei suoi governi e della signora Rousseff, la quale nell'ultima elezione ottenne 54 milioni di voti. Ciò che è accaduto e accade, dunque, non è altro - assicura "Lula" – che “un processo squisitamente politico che viola la Costituzione e le regole del sistema presidenziale brasiliano, secondo le quali è il popolo il soggetto che elegge il Presidente ogni quattro anni". Il leader brasiliano denuncia anche il tentativo di criminalizzare il Partito dei lavoratori e i suoi dirigenti. 
Prima di concludere, "Lula” dichiara: “io non sono oggetto di nessuna indagine e non temo di essere indagato". Infine la lettera lancia una sfida importante: se nel 2018 ci saranno elezioni libere sarà per il Paese il momento del "riscatto del progetto democratico e popolare".