domenica 5 giugno 2016

Italia
Il vaticanista del Tg1 all’attacco del Papa

“il Fatto Quotidiano”
(Carlo Tecce) A ldo Maria Valli è il vaticanista del Tg1, esperto e stimato. Il giornalista gestisce un portale in  Internet che alimenta con lunghe riflessioni, mai banali. Con un pezzo di tre pagine, qualche giorno  fa, ha stroncato il pontificato di papa Francesco, che avrebbe introdotto una fastidiosa confusione  nella Chiesa con la logica del “ma anche” (per chi è appassionato di politica, rievoca la retorica di  Walter Veltroni): “Da qualche tempo (...) sembra di notare che alla logica dell’et et  si stia  sostituendo nella nostra Chiesa una logica diversa: quella del non  solum, sed etiam , cioè del ‘non  solo, ma anche’. Potrebbe sembrare che, tutto sommato, non vi siano differenze, ma non è così”.  Valli contesta l’esortazione apostolica di papa Francesco,  Amoris laetitia , la sintesi dei sinodi sulla  famiglia: “Pensiamo ad  Amoris laetitia, nella quale la logica del ‘ma anche’ si trova un po’  ovunque. Dando vita spesso ad affermazioni singolari. Prendiamo per esempio il punto 308, dove si  dice: ‘I Pastori che propongono ai fedeli l’ideale pieno del Vangelo e la dottrina della Chiesa  devono aiutarli anche ad assumere la logica della compassione verso le persone fragili e ad evitare  persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti’. Dobbiamo dedurne che il modo più efficace per  essere compassionevoli non è esattamente quello di proporre l’ideale pieno del Vangelo? Quanto poi alla  vexata quaestio  circa la comunione ai divorziati risposati, qual è la conclusione?  Dopo aver letto e riletto il testo più e più volte, la risposta è: comunione sì, ma anche no. Oppure:  comunione no, ma anche sì. Nel documento, in effetti, entrambe le conclusioni sono legittimate. A  ciò conduce la logica del caso per caso, a sua volta figlia dell’etica della situazione. Mi devo  considerare un peccatore? Sì, ma anche no. No, ma anche sì. Dipende”. Per l’autorevolezza del  giornalista e per l’impatto mediatico che ne scaturisce, molti quotidiani hanno ripreso e commentato l’articolo di Valli. E anche in Vaticano, ovvio, l’hanno esaminato con attenzione. Il vaticanista Roberto Balducci (Tg3), dopo un servizio in cui definiva “quattro gatti” i fedeli che  ascoltavano papa Ratzinger (effettivamente, piazza San Pietro era vuota), fu rimosso dall’incarico e  il direttore Antonio Di Bella fu costretto a scusarsi. Stavolta, la vicenda è diversa. Valli non è  intervenuto dagli schermi della televisione pubblica, ma l’opinione di Valli –la voce e il volto di  Viale Mazzini che accompagna Jorge Mario Bergoglio –è da valutare con assoluta considerazione.  Anche perché, allargando lo sguardo, il gruppo di vaticanisti critici con papa Francesco è sempre  più folto. Il cronista del Tg1, in maniera forse involontaria, ha compilato un manifesto dei non bergogliani:  “Essere uomini e donne dell’ et et  significa non essere ambigui e non lasciare spazio alla confusione. La logica dell’ et et  sfocia nell ’inclusione, non nella confusione. Gesù, campione dell’et et e non  dell’aut aut, ha raccomandato che il nostro parlare sia ‘sì sì, no no’. La confusione e la doppiezza  sono specialità del diavolo, che in questo modo persegue il suo obiettivo: separare”.