venerdì 13 maggio 2016

Fondazione Migrantes
Il disagio mentale nell'emigrazione italiana in Australia alla fine dell'Ottocento in un volume presentato oggi pomeriggio a Roma. - “La follia del partire, la follia del restare”: questo il titolo di un volume di Simone Varisco, edito dalla Tau e inserito nella collana della Fondazione Migrantes “Testimonianze ed esperienze delle migrazioni” presentato oggi presso la sala Marconi della Radio Vaticana.
A presentarlo, oltre all’autore, P. Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede; Federica Gaspari, Psicologa sociale, Cooperativa sociale Parsec; Elisabetta Mondello, Docente di letteratura e direttrice del Master in Editoria, giornalismo e management culturale dell'Università La Sapienza di Roma; Mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes.
Ha moderato i lavori Luis Badilla Morales, direttore del Sismografo.
Di seguito la sintesi di alcuni interventi
Padre Lombardi
Il tema della disabilità mentale va affrontato con rispetto così come va affrontato con rispetto il tema della migrazione. Così come fa papa Francesco che richiama costantemente l’attenzione verso l’uomo e la donna migrante in quanto persona. Una attenzione che va oltre  le parole: i suoi gesti, i viaggi  a partire da Lampedusa, la frontiera del Messico e poi recentemente Lesbo ne sono un esempio e una testimonianza. Momenti durante i quali Francesco richiama all’attenzione il fenomeno sottolineando che i migranti vanno visti come persone con i loro problemi, speranze, sogni e invitando a non costruire muri ma ponti. Con  le migrazioni oggi sta cambiando il mondo. E questo è sotto gli occhi di tutti. E il volume di Varisco entra nelle vicende personali delle persone che si incontrano. Un contributo utile che fa comprendere la sofferenze di che per varie ragioni lascia il proprio Paese e che si inserisce in un percorso di ricerca che da anni porta avanti la Fondazione Migrantes.
Federica Gaspari
L'identità difficile e incerta del migrante italiano di ieri connotata dalla “doppia assenza” descritta da Abdelmalek Sayad, dagos in Australia e austragliero ritornato in Italia, così come per quello di oggi rappresenta una condizione di vulnerabilità allo sviluppo di disagi fisici e psichici. L'esclusione e l'isolamento soprattutto da un punto di vista della comunicazione e della lingua fanno sì che l'espressione del sintomo, fisico e psicologico, rappresentino una forma simbolica, a volte l'unica, di contatto con la realtà esterna. Dalla melancholia descritta da Varisco dei pazienti italiani ospitati presso gli asili dei lunatici australiani, al disturbo post-traumatico da stress manifestato da molti migranti odierni ospiti dei nostri centri di accoglienza, varie sono le forme culturalmente e storicamente determinate con cui la psiche mostra la sua sofferenza. Alla incapacità di trattarla di ieri, se non attraverso il dispositivo della contenzione, oggi  possiamo contrapporre nuovi strumenti di prevenzione e di cura.
Elisabetta Mondello
Il libro di Varisco dimostra ancora una volta fino a qual punto le microstorie, in questo caso le vicende di alcuni immigrati italiani in Australia alla fine dell’800, raccontino realmente una macrostoria, quella dolorosa dell’immigrazione ne «La riva fatale», definizione coniata per il suo paese d’origine dal grande scrittore Robert Hughes nel suo libro più celebre, in cui narra l’epopea del “continente novissimo”, che fu pensato dall’Europa come un immenso campo di concentramento. Le antiche storie degli immigrati italiani, destinati in percentuali sconvolgenti alla malattia psichica, interrogano il lettore sul destino dei migranti di ogni nazionalità e paese, condannati ancor oggi allo sradicamento, allo sfruttamento e ad infiniti disagi dalla “cultura dello scarto” che, nell’800 come oggi, li disumanizza e li considera superflui. Da gettare.
Mons. Giancarlo Perego
Il volume di Varisco induce necessariamente  a una correlazione tra le storie di emigrazione di ieri e le storie di migrazioni di oggi, per non dimenticare un’attenzione integrale– sempre sottolineata dal Magistero sociale della  Chiesa fin dall’inizio – alla vita del migrante, di cui la salute, come la famiglia, la scuola, oltre al lavoro sono elementi importanti. La disabilità mentale di ieri, frutto di sradicamento, di solitudine, di violenze, ci dovrebbero aiutare a una lettura non superficiale e pregiudiziale delle storie e della vita dei migranti oggi, soprattutto di chi è oggi un migrante forzato, in fuga da situazioni drammatiche e che sbarca sulle coste dell’Italia e dell’Europa.
Simone Varisco
Un libro di storia delle migrazioni, scritto facendo ricorso a documenti inediti, non soltanto è un’occasione per fare memoria del passato emigratorio degli italiani e degli europei in genere, richiamandoli al contempo ad un maggiore spirito di carità e di indulgenza verso i migranti che giungono oggi alle nostre porte, ma ancor più intende dimostrare come alcuni dei caratteri delle migrazioni del passato si ripropongano, sostanzialmente immutati, ai giorni nostri.
È questo il caso dell’Australia, a lungo ritenuta una meta migratoria irrilevante, ma che continua ad essere scelta da molti degli italiani che ancora oggi lasciano il nostro Paese; ed è il caso soprattutto del disagio mentale, un fattore ampiamente sottovalutato, eppure presente in ogni migrazione, e che costituisce oggi una priorità di salute pubblica, tanto più nella necessità di una più generale revisione dell’approccio al fenomeno migratorio, che non lo concepisca più come un’emergenza temporanea, bensì come un fenomeno strutturale, in grado di riflettere valori, timori e speranze delle nostre società e del nostro tempo.
Simone Varisco, La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell'emigrazione italiana in Australia alla fine dell'Ottocento, Tau Editrice, Collana “Testimonianze ed esperienze delle migrazioni – Fondazione Migrantes, 2016, pp. 94.
 Roma, 13 maggio 2016