mercoledì 13 aprile 2016

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Come sempre, e come da copione, ogni volta che si deve fare i conti con un  documento papale importante, anche adesso vi sono "tre Esortazioni" Amoris laetitia. Questa volta però ci sono alcune sorpresine che pongono molte domande serie e impegnative che non possono restare senza risposte.
Esortazione N° 1 – Quella vera
Da un lato c’è un'Esortazione che i più provano con onestà e impegno a leggere senza passioni e pregiudizi personali, per capire bene, e dunque raccontare poi bene (è il minimo che si può chiedere ad un giornalista). Si vede e si sente che in questi autori c’è un esercizio di umiltà anche perché la stragrande maggioranza di loro non sono esperti nella materia. Poco o nulla sanno di teologia, per esempio. Sono sempre cronisti del loro tempo e quindi, come auspicava il grande Ryszard Kapuscinski, diventano scolari per poter essere dopo buoni maestri.
Testi di questo tipo, e con quest'impostazione, in tutte le lingue, da giorni ne circolano in rete centinaia. Sono articoli che hanno permesso di superare la triste prima fase della divulgazione, quasi tutta incentrata su questioni mediaticamente affascinanti e molto utili per piazzare la merce. Ora, per fortuna, siamo in una fase diversa, molto articolata e profonda, con analisi e commenti che sono dei veri contributi alla conoscenza e al dialogo necessari per la formazione di una buona opinione pubblica. E questa è "una" Esortazione, per fortuna quella vera, quella firmata da Papa Francesco, la cui conoscenza, studio e approfondimento crescono ogni giorno che passa.
Esortazione N° 2 – Quella che ignora i giusti e i perfetti
C’è poi "l'altra" Esortazione, inesistente, tranne che nei meandri di qualcuno che si sente scartato, fuori dalle premure del Pontefice, perché essendo lui obbediente, giusto e santo non può accettare che il documento pontificio si rivolga ai peccatori, agli irregolari, ai non-giusti, a coloro che non hanno mai ubbidito agli insegnamenti della Chiesa. Secondo questa visione l'Esortazione è stata scritta per le pecore smarrite, quelle indisciplinate che sono fuggite dall'ovile, e dunque senza nessuna considerazione per quelle altre pecore che invece sono rimaste sempre nell'ovile, anche a costa di grandi sacrifici. Nel caso di questa immaginaria esortazione, i pensatori di questa scuola di pensiero, forse un tantino presuntuosi,  leggono solo ciò che hanno in mente, da sempre, anche prima che venissero convocati due Sinodi sulla famiglia. Tanto il Papa e la Chiesa secondo loro devono solo parlare ai santi, ai buoni, ai giusti, ai non peccatori … cioè, loro che sono il meglio e vero della Chiesa.
Esortazione N° 3 - Un divertissement di Papa Francesco
Questa curiosa Esortazione è quella del cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, che con recenti dichiarazioni, molto amplificate, ci ha fatto sapere: l'Esortazione di Papa Francesco non un è documento del magistero; è solo l’opinione personale del Pontefice. Come a dire: dopo tre anni di dibattiti, discussioni, elaborazioni e due Sinodi il Papa ci offre un suo personale resoconto anche se ci presenta queste sue "riflessioni personali" come Esortazione postsinodale. Nulla di speciale e ovviamente nulla che abbia a che fare con il ministero petrino. Per il cardinale statunitense, in altre parole, l’Amoris laetitia sarebbe un erudito  divertissement di Papa Francesco (come le 4 di Benedetto XVI, le 15 di s. Giovanni Paolo II, le 12 di Paolo VI e le 3 di Giovanni XXXIII, per citare solo le ultime dal 1958 ad oggi). Adesso, fedeli e membri della gerachia sono notificati: in questi 58 anni hanno creduto di leggere documenti del magistero pontificio invece erano riflessioni personali, appunti, passatempo ...
Al riguardo Andrea Tornielli ha scritto un commento chiarissimo: “Se infatti finisce per essere magistero solo quello «infallibile», cioè definito ex cathedra, se quello che viene considerato magistero ordinario in realtà non è più magistero (e chiunque può decidere se lo sia o no), bisogna allora concludere che neanche l’enciclica «Humanae vitae» è magistero, e che non lo è neppure la «Familiaris consortio» di san Giovanni Paolo II. Tutti testi da leggere con un certo qual rispetto, sicuramente, ma nulla più: tutti punti di vista che i Papi hanno presentato, senza volerli «imporre» a nessuno. Sarebbe interessante poi rispondere anche alla domanda su chi ha titolo per «interpretare» correttamente i documenti che secondo il cardinale Burke sarebbero «non magisteriali».” (Non c'è più magistero)