venerdì 22 gennaio 2016

Vaticano
"Un altro muro che cade nel nome del Concilio"

Repubblica
(Paolo Rodari)  «Un piccolo gesto con un grande significato simbolico: la salvezza non è soltanto per alcuni, ma per tutti». Commenta così Andrea Grillo, professore ordinario di Teologia dei sacramenti e Filosofia della religione presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo in Roma, la modifica delle norme liturgiche che disciplinano il tradizionale rito della lavanda dei piedi. Nel 2013, dopo che il Papa ammise al rito due donne, vi furono polemiche. 
Perché? 
«Vi fu qualche mormorio semplicemente perché le rubriche non lo permettevano. Si era ancora fermi alle norme del 1955 e per un certo mondo le donne vicino all'altare erano un qualcosa di inammissibile. Ma Francesco fece vedere una cosa importante: le norme hanno senso se obbediscono a un disegno più grande che è, in concreto, l' annuncio della salvezza per tutti». 
Nella lettera del 2014 il Papa dice che bisogna restituire pieno significato al segno. 
«Lo scrive il Papa e in sostanza la cosa è ripetuta anche nel decreto: ridare significato al segno è un' espressione già presente nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Occorre tornare al senso originario della lavanda dei piedi, ovvero la totale dedizione di Cristo, ma anche l' estensione della sua carità senza confini. Tutto ciò s' inserisce profondamente in ciò che Francesco ripete sempre, la necessità di una misericordia che non trova più confini, in questo caso i confini formali che limitavano la lavanda soltanto ai maschi. I limiti sono superati. La simbologia è forte: la salvezza non è per alcuni ma per tutti». 
Francesco, in questo senso, applica fino in fondo il Concilio? 
«Certamente il suo è un atto che indica una linea di fedeltà al Concilio. La liturgia è certamente obbedienza alle norme, ma anche il riconoscimento che le norme rispondono a un disegno più grande, appunto l' annuncio della salvezza. Se il Papa avesse invece semplicemente obbedito alle rubriche, avrebbe tradito la tradizione. Invece superare la rubrica significa adeguarla ai tempi, renderla attuale e, dunque, vivibile. È a tutti gli effetti un altro muro formale che viene abbattuto in nome di una logica più profonda. Su questa base altre normative potranno cambiare, ad esempio la possibilità del canto al momento dello scambio della pace, una possibilità che oggi è ancora un abuso». 
È anche una visione maschilista della Chiesa che viene a cadere secondo lei? 
«Non direi così. Si tratta semplicemente di cambiare delle rubriche che precedentemente parlavano al maschile escludendo le donne. Adesso oltre alle donne sono ammessi tutti: giovani, anziani, sani, malati e anche, come ha dimostrato il Papa in questi tre anni, i peccatori. Ed è una novità importante se si pensa al fatto che la stessa lavanda dei piedi non è soltanto carità ma iniziazione: Cristo lascia una consegna di ciò che è la comunione col Padre».