martedì 3 novembre 2015

La Repubblica
(Paolo Rodari) L' inchiesta è partita nel maggio scorso, dopo che su alcuni media erano stati pubblicati carte e documenti riservati della Commissione referente sulle strutture economico- amministrative della Santa Sede (Cosea), istituita dal Papa nel luglio 2013 e successivamente sciolta dopo il compimento del suo mandato. Presto le indagini si sono strette attorno a monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ex segretario della Commissione, e a un membro di essa, la pierre italiana Francesca Chaouqui. La gendarmeria vaticana per mesi ha lavorato forte dell' appoggio incondizionato del Papa il cui lavoro per la riforma della curia romana, spiega a Repubblica un suo stretto collaboratore, «mira sì a eliminare corruzione e malaffare, ma non lo fa tradendo il segreto interno a cui sono obbligati tutti i dipendenti». Fra l' altro, continua il monsignore, «chi ha diffuso le carte che poi, a quanto si sa, sono diventate oggetto anche dei due libri di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, l' ha fatto evidentemente per ambizione personale o, forse, per vendicarsi per una carriera mancata». Lo snodo decisivo dell' indagine è arrivato soltanto pochi giorni fa, grazie alla denuncia avanzata dal Revisore generale della Santa Sede, Liberio Milone, di un furto avvenuto nel suo ufficio. Quello stesso ufficio di cui - che non sia semplicemente una coincidenza non è stato chiarito ed è infatti ancora oggetto d' interrogatorio - Vallejo Balda è oggi segretario. La denuncia in ogni caso ha permesso alla gendarmeria di acquisire nuove prove, ampliare lo spettro delle indagini e, anche grazie al sequestro di materiale informatico e l' ausilio di intercettazioni telefoniche, arrivare ai due arresti. «Francesco non è per nulla sconcertato o preoccupato per gli arresti. Piuttosto è intenzionato ad andare fino in fondo, a non fermarsi, se necessario anche allargando il raggio d' azione dell' indagine ad altre personalità interne ed esterne», spiega un capo dicastero della curia romana assiduo frequentatore di Santa Marta. «Nella sua predicazione in questi tre anni di pontificato non a caso è stata ripetuta con insistenza una denuncia più di altre, quella del carrierismo ecclesiastico. Non è un mistero per nessuno che qualche frizioni si sia creata quando Francesco dovette nominare il segretario della nuova segreteria per l' economia. Un posto di prestigio a cui senz' altro Vallejo Balda ambiva ». Era il febbraio del 2014 quando il cardinale australiano George Pell disse al Sole 24 Ore di essere intenzionato a far diventare Vallejo Balda segretario della nuova segreteria per l' economia. A sorpresa, tuttavia, il Papa gli preferì uno dei suoi segretari particolari, monsignor Alfred Xuereb. Qui qualcosa si ruppe nei rapporti fra Pell e Vallejo e, più in generale, nei rapporti fra Vallejo e il mondo delle finanze vaticane evidentemente da lui ritenuto inadeguato e, di più, controproducente rispetto all' opera di pulizia iniziata da Francesco. Bergoglio non ha mai avuto nulla di personale contro Vallejo. Anche se, evidentemente, un certo attivismo del monsignore spagnolo, seguace ma non membro dell' Opus Dei, e anche della stessa Chaouqui, deve averlo indispettito. Molto, a loro sfavore, ha giocato l' organizzazione di un party sulla terrazza della Prefettura degli Affari economici in via della Conciliazione con lo scopo di offrire a personalità politiche e del jet set italiano ed estero la possibilità di assistere da una postazione privilegiata alle canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Era il 15 aprile 2014. Su quella terrazza Chaouqui faceva gli onori di casa e Vallejo Balda distribuiva ai presenti la comunione in un bicchiere di cristallo. Dopo la pubblicazione delle foto dell' evento, gli organizzatori cercarono di sostenere che il vero ideatore del party fosse il cardinale Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura. Ma un' inchiesta interna scagionò il cardinale. Vallejo Balda e Francesca Chaouqui vennero portati nella Cosea da una nomina pontificia. Ma, come spiega lo storico Aberto Melloni, «ci sono meccanismi per queste scelte interne: si pensa che il Papa scelga pure il colore dei gerani in Vaticano, ma in realtà ci sono dei meccanismi». In sostanza, Francesco si è fidato di qualcuno che all' interno della curia romana ha spinto per le due nomine. La curia romana, infatti, è una realtà variegata. E, come spiega ancora Melloni, «al suo interno ci sono anche pappagalli, corvi, gufi e uno scarso numero di pecore». Nel corso del suo pontificato Bergoglio ha senz' altro imparato di chi potersi fidare e di chi no, ma lo ha fatto anche in virtù di qualche errore commesso. Nel 2012 la prima puntata di Vatileaks evidenziò una guerra interna che andava anche oltre la figura dell' ex maggiordomo papale Paolo Gabriele. Allora personalità ecclesiastiche interne alla Santa Sede usarono di alcuni media per informare all' esterno di come Benedetto XVI fosse contornato da collaboratori da loro giudicati incapaci e insieme arrivisti, interessati a tornaconti personali e non al bene della Chiesa. Oggi la situazione è differente. Francesco non è un Papa debole o suggestionabile. E chi ha fatto uscire i documenti sembra averlo fatto più per spiccioli interessi personali, anche se ammantati dalla convinzione di aiutare il Papa: «Occorre evitare l' equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare la missione del Papa », ha detto non a caso ieri padre Federico Lombardi. L' equivoco, nei prossimi giorni, sarà evitato anche da un possibile allargamento delle indagini. Francesco, infatti, non vuole in merito alcun rilassamento.