giovedì 8 ottobre 2015

Vaticano
La Stampa 
(Andrea Tornielli) La giornata di apertura del Sinodo sulla famiglia, lunedì scorso, è stata caratterizzata dal pressing di lobby esterne e interne che hanno fatto prevalere logiche «cospirative». A definirle così, un giorno dopo, a sorpresa, davanti a tutti i padri sinodali, è stato papa Francesco. Che cosa è davvero accaduto nelle prime 24 ore del Sinodo, nonostante Bergoglio avesse invitato a uno sguardo di fede, evangelico, spiegando che il confronto tra i vescovi non doveva assomigliare a un dibattito parlamentare?
Fin dal primo briefing con i giornalisti, è stato detto che alcuni padri sinodali avevano messo in discussione il metodo di lavoro stabilito per l' assemblea. In realtà, apprende La Stampa, si è trattato di un' accusa ben più pesante. In sostanza tredici padri, cardinali e vescovi, hanno lasciato intendere che il Sinodo fosse in qualche modo «pilotato» dalla Segreteria generale (e in ultima analisi dal Papa) in modo da fargli prendere una direzione aperturista. Due nel concreto le contestazioni: l' ipotesi che i moderatori e i relatori dei circoli minori venissero designati dalla Segreteria, con scelte in grado di indirizzare il dibattito; e la mancata elezione dei membri della commissione incaricata di scrivere il documento finale, che invece sarebbe regolarmente avvenuta al Sinodo dell' anno scorso. Dall' esterno dell' assemblea già da settimane altri ecclesiastici e ambienti giornalistici a loro strettamente legati ripetevano il refrain del Sinodo «pilotato» per «mettere a rischio» la «dottrina tradizionale» sul matrimonio. I tredici padri sinodali, tra i quali il cardinale George Pell, il più duro in aula su questo, si sono dunque appellati a Francesco. La risposta è arrivata la mattina di martedì 6 ottobre. È intervenuto innanzitutto il cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario generale, il quale ha confermato che i moderatori e i relatori dei circoli minori sarebbero stati eletti dai padri sinodali come l' anno scorso, e non indicati dall' alto. In secondo luogo, ha precisato che la redazione del testo finale era tradizionalmente affidata a un gruppo ristretto di tre-quattro persone. Proprio Francesco, già un anno fa, aveva voluto ampliarlo, associandovi anche un padre sinodale per Continente e portando a dieci i suoi componenti. E questo accadrà anche ora. Anche nel 2014 nessuno aveva votato per questa commissione: i sostenitori della teoria cospirativa hanno infatti confuso questa commissione con il comitato incaricato di redigere il messaggio al mondo del Sinodo, un breve testo, che nulla ha a che fare con il ben più corposo documento finale. Insomma, nessun complotto. Dopo le smentite di Baldisseri, ha preso la parola il Papa. Che ha parlato proprio dell'«ermeneutica cospirativa», definendola quella «sociologicamente più debole» e «teologicamente» più divisiva. Come dire: basta con la mentalità che vede trame e complotti dappertutto.