sabato 10 ottobre 2015

L'Osservatore Romano
In Egitto è in atto un lento ma evidente cambiamento nella cultura e anche nell’atteggiamento elle autorità, che si può scorgere da alcuni, significativi elementi e che ha iniziato a prendere piede fra la popolazione: da un primo, timido tentativo di esegesi del Corano e dei testi islamici, al divieto per le donne insegnanti di indossare il burqa in classe, alla lotta al fondamentalismo e ai sermoni estremisti nelle moschee.
È quanto afferma ad AsiaNews padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica in Egitto, che plaude alla decisione del presidente Abdel Fattah al Sisi di concedere il nulla osta alla costruzione di una chiesa dedicata ai martiri copti decapitati dallo Stato islamico in Libia. La nuova chiesa sorgerà a Samalut, nel governatorato di Al Minya (terra di origine dei cristiani copti uccisi) a sud della capitale, Il Cairo, e sarà chiamata “Chiesa dei martiri della Libia”. Il costo per la costruzione dell’edificio di culto si aggira intorno ai dieci milioni di lire egiziane.
Il presidente ha compiuto un gesto positivo, che testimonia un mutamento di atteggiamento nella storia delle relazioni fra Chiesa e Stato, in particolare riguardo alla costruzione di nuovi edifici di culto. Finora, ha spiegato padre Greiche, la procedura era estremamente complessa, erano necessarie molte successive autorizzazioni e approvazioni e la recente decisione dimostra come il Governo abbia anche voluto mandare un messaggio forte contro la discriminazione.
L’Egitto si avvicina alle elezioni politiche in programma fra fine ottobre e novembre e sta studiando una riforma della Costituzione. Nelle aspettative, dovrebbe restituire maggiore presenza e visibilità ai cristiani nella società e nella politica nazionale. Quel che risulta fondamentale, nel frattempo, è che, anche se, come è naturale, occorre del tempo perché si possa arrivare a una trasformazione profonda della mentalità, tuttavia è un dato di fatto, osserva il portavoce della Chiesa cattolica locale, che «i musulmani ci accettano molto più che in passato». Lo stesso presidente al Sisi ha chiesto ai cristiani un maggiore impegno in politica, li ha esortati ad andare a votare e a candidarsi per garantire una presenza in Parlamento. Oggi, aggiunge il sacerdote, «non vi è più una violenza organizzata dallo Stato anche se si verificano momenti di tensione a sfondo confessionale».
Padre Greiche, inoltre, cita alcuni elementi a conferma di un cambiamento del clima nel Paese: prima di tutto, la disposizione data dal rettore dell’università del Cairo che ha vietato l’uso del burqa in classe da parte delle insegnanti. Le docenti potranno continuare a indossarlo, se lo vorranno, in casa o per strada ma non durante le ore di insegnamento. «Un gesto molto coraggioso — afferma il sacerdote — come è significativo che ora in televisione e nei talk-show sia possibile esprimere critiche alla religione».
Non solo, l’Alta commissione elettorale ha deciso che in occasione della prima fase delle elezioni del 17 ottobre, le donne che portano il velo integrale dovranno mostrare il volto se vogliono esprimere il loro voto.
Da qualche tempo, inoltre, si registra una maggiore determinazione nel limitare il fondamentalismo, il settarismo, e l’estremismo nelle moschee. Il sacerdote parla di una «maggiore laicità che però non rinnega l’elemento religioso». Si cerca di andare incontro ai giovani, «senza presentare Dio come qualcuno di cui si deve avere paura. Ed è evidente il tentativo «di avviare una esegesi del Corano e dei testi religiosi, anche se si tratta di un processo appena iniziato».
L'Osservatore Romano, 10 ottobre 2015.