giovedì 23 luglio 2015

Iraq
Sostenuto dai fedeli australiani il progetto di aprire a Erbil un’università cattolica. Contro l’odio l’arma dell’istruzione
L'Osservatore Romano
I cattolici in Iraq stanno “sfidando” lo Stato islamico (Is) non con le armi o con la violenza, ma con l’educazione e l’insegnamento, grazie al contributo e al sostegno dell’Università cattolica australiana. Il prossimo ottobre, infatti, prenderanno il via i corsi dell’Università cattolica di Erbil, l’ateneo fortemente voluto dalla Chiesa caldea in Iraq anche come forma concreta di aiuto ai giovani cristiani in Medio oriente.
Nei giorni scorsi, l’arcivescovo di Erbil dei Caldei, monsignor Bashar Matti Warda, ha incontrato i rappresentanti dell’Australian Catholic University (Acu) e il presidente della Conferenza episcopale australiana e arcivescovo di Melbourne, monsignor Denis James Hart, per coordinare al meglio gli aiuti necessari a completare i lavori del nuovo ateneo in una città abitata in maggioranza da cristiani. Era stata la Chiesa caldea a mettere a disposizione i trentamila metri quadri su cui far sorgere l’ateneo. L’obiettivo fin dall’inizio era quello di creare un polo d’insegnamento universitario privato aperto a tutti, conforme alle esigenze del mercato e strettamente associato alla ricerca scientifica. A distanza di quasi tre anni, dopo i drammatici eventi che hanno travolto le regioni settentrionali dell’Iraq e hanno portato proprio a Erbil, nel sobborgo di Ankawa, migliaia di profughi cristiani costretti alla fuga dai jihadisti dello Stato islamico, l’università vuole essere un segno concreto di aiuto ai giovani cristiani iracheni, inevitabilmente tentati dall’idea di fuggire all’estero e lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e le incertezze e le minacce che pesano sul futuro.
L’inizio delle attività è previsto a ottobre per quattro facoltà universitarie, compreso il college di studi economici (Business administration). La struttura, aperta a tutti, senza differenze di religione, ospiterà circa tremila studenti impegnati in corsi umanistici e tecnico-scientifici. Secondo l’arcivescovo Warda, che ha fortemente voluto la nascita dell’ateneo cattolico, «la Catholic University of Erbil è un messaggio per coloro che vogliono buttarci fuori dal cerchio della storia. Questo significa che noi restiamo perché siamo profondamente radicati in questa terra da migliaia di anni. Non abbiamo nessuna intenzione di andare via».
Secondo padre Anthony Casamento, direttore di Identità e missione dell’Acu, è importante sostenere il nuovo ateneo e «noi stiamo individuando i mezzi più efficaci per aiutarlo». Tra le tante iniziative vi sarà lo scambio tra professori da un’università all’altra, la possibilità per gli studenti di approfondire i propri studi in Australia usufruendo di borse di studio e tornare a Erbil per insegnare. L’arcivescovo Warda ha sottolineato che «una delle cose più importanti è stata quella di pregare per il popolo iracheno e di dar voce a che non ce l’ha», e noi — ha replicato padre Casamento — «ci impegniamo a farlo».
Durante l’incontro con i responsabili dell’Australian Catholic University, monsignor Warda ha ricordato che «i cristiani sono ancora perseguitati e abbiamo il dovere di essere solidali con loro. La nuova università abbraccerà i nostri giovani, uomini e donne, cristiani e yazidi che sono stati sfollati con la forza e le minacce dalle loro aree e dalle loro abitazioni nella Piana di Ninive e a Mosul. L’università — ha proseguito — aprirà le sue porte anche ai musulmani che vogliono imparare e studiare fianco a fianco con i cristiani e gli yazidi al fine di formare un nuovo e promettente futuro per l’Iraq».
L’arcivescovo caldeo ha ricordato che 572 studenti cristiani hanno recentemente completato la scuola superiore a Erbil, ma che non ci sarebbero posti per loro nelle università locali. «È quindi nostra responsabilità aiutarli e aprire per loro le porte a un futuro affidabile in modo da poter essere in grado di contribuire al benessere della nazione irachena». Monsignor Warda, nel sottolineare il forte impegno della Chiesa nel campo dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria, in questo particolare momento storico, ha esortato i cattolici australiani a «continuare a pregare e a contribuire ad aumentare la consapevolezza sulle persecuzioni in Iraq».
La prima pietra dell’università è stata posata il 20 ottobre del 2012. In quell’occasione, l’arcivescovo Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Giordania e Iraq, presente alla cerimonia, aveva sottolineato che si era di fronte a «un atto di coraggio rimarchevole», di «un progetto contro corrente, perché mentre molti, soprattutto giovani, pensano a lasciare l’Iraq, c’è chi reagisce offrendo loro un’occasione per rimanere e addirittura contribuire al futuro del Paese».
Un’opera che per il nunzio apostolico porterà benefici a tutti i cristiani iracheni: «Ogni università cattolica offre un importante contributo alla Chiesa nella sua opera di evangelizzazione».
L'Osservatore Romano, 24 luglio 2015