sabato 25 luglio 2015

L'Ossevartore Romano
Qualcosa comincia a muoversi In Argentina, riguardo alla vicenda degli ex dipendenti della società “Agua y Energía Eléctrica del Estado” (Ayee), che in massa persero il lavoro a seguito dei licenziamenti verificatisi nel 1992, quando la società, pubblica, fu privatizzata. Il vescovo di San Nicolás de los Arroyos, monsignor Héctor Sabatino Cardelli, ha raccontato all’agenzia Aica di aver inviato lo scorso 19 aprile una lettera al Papa per aggiornarlo della situazione di questi lavoratori e delle loro famiglie. Il Santo Padre aveva ricevuto una lettera, racconta il presule, da Rafael Giorgio, responsabile legale della rappresentanza degli ex dipendenti di Ayee, il quale reclamava un risarcimento e una nuova opportunità lavorativa per i suoi assistiti. Si tratta di 267 famiglie che, nel 1992, sono rimaste senza casa. Da allora sono passati ventitré anni caratterizzati da reclami, procedimenti giudiziari e altre azioni legali. «Io sono nella diocesi di San Nicolás de los Arroyos da undici anni — ha detto monsignor Cardelli — ma non avevo mai sentito parlare di questo problema. Oramai la vicenda non fa più notizia».
Il vescovo racconta di aver ricevuto una lettera del Papa attraverso la nunziatura, nella quale Francesco manda il suo saluto e impartisce la benedizione a Rafael Giorgio e agli operai licenziati. In seguito al messaggio del Pontefice, monsignor Cardelli ha organizzato un incontro con gli ex dipendenti della Ayee. Il fine è stato quello di raccogliere informazioni più aggiornate per poter mettere al corrente il Papa circa i progressi compiuti. Secondo il quotidiano «Norte», gli ex dipendenti hanno anche scritto al Governo, dal quale sarebbero arrivate assicurazioni che la questione verrà presto affrontata. Rafael Giorgio ha ringraziato il Papa e ha ribadito come la situazione delle famiglie sia estremamente difficile: «alcuni lavoratori sono riusciti negli anni a trovare un’occupazione — spiega — ma altri sono rimasti fuori dal mondo lavorativo senza alcuna possibilità di inserimento. E questo rappresenta un grave problema sociale».
L'Ossevartore Romano, 26 luglio 2015.