domenica 12 luglio 2015

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Il Santo Padre nel corso di questo viaggio in Sudamerica che termina oggi, in diversi momenti è tornato ad usare un'espressione pronunciata la prima volta come Papa davanti ai giovani argentini a Rio de Janeiro nella cattedrale di Rio de Janeiro (GMG/2013): "Hacer líos ..." Non esiste una traduzione in italiano, corretta nella pienezza di significato, di quest'espressione piuttosto singolare. La più usata sulla stampa (fare casino) non è adeguata perché non corrisponde al senso esatto che la dicitura ha in spagnolo; non è armonica con il vero contenuto con cui il Papa usa tale espressione.
Invece quella che più si avvicina al significato con il quale la usa il Papa è "muovere le acque" o "smuovere le acque" e, ovviamente, suppone che la preoccupazione implicita riguarda "le acque stagnanti", le acque che non defluiscono e che tendono a imputridire.  Secondo il racconto delle figlie di Esther Ballestrino, incontrate ieri presso la Nunziature di Asunción, il Santo Padre avrebbe detto loro: "Aiutatemi a smuovere le acque" (ayúdenme a hacer líos).
In quest'espressione, semplice e di uso ordinario, senza grande pretese accademiche, c'è molto del pontificato di Francesco e si tratta al tempo stesso di un'esortazione e di un monito. Il Santo Padre, come l'ha detto a più riprese usando altre metafore e parole (chiesa in uscita, meglio una chiesa incidentata che una chiesa polverosa, rinchiusa nelle sagrestie), sembra ritenere un grande rischio che la comunità ecclesiale, la Chiesa, rimanga immobile, indifferente, sulla difensiva, protetta da molteplici sicurezze, e perciò lontana dall'uomo e dal mondo. Il Papa forse considera che il peggio che può accadere alla Chiesa è non prendere coscienza delle sfide che ha davanti a se e che non percepisca che il mondo ha bisogno del suo messaggio e delle sue opere. Teme, probabilmente, il non-dialogo, l'incomunicabilità tra mondo e chiesa.
La riposta del Santo Padre è proprio ciò che commentiamo: occorre dunque smuovere le acque, far sì che possano defluire evitando quindi che imputridiscano. Tutto il suo viaggio in Sudamerica può essere riassunto in quest’espressione e Francesco, dal Sudamerica, ha parlato a tutta la Chiesa in tutti i continenti. Lui ha usato il palco latinoamericano, il suo magistero itinerante, per fasi ascoltare da tutti cattolici, pastori e popolo. Mons. Valenzuela, arcivescovo di
Asunción, oggi, al temine dlla Messa a Ñu Guazú, salutando il Papa si è auspicato che "lo Spirito Santo ci renda capaci di sintonizzare con l sue parole evangeliche di gioia e i pace".
La questione ora, da oggi, è proprio la capacità delle chiese particolari, e non solo, di sintonizzare con il magistero di Papa Francesco, di riconoscere la guida del Papa nella realizzazione e nell'applicazione dei piani pastorali.
Oggi, Papa Francesco, in quello che noi consideriamo la sua allocuzione più intensa di tutto il viaggio, e che richiama al cuore l'espressione "smuovere le acque" (Hacer líos ...) ha detto: "Com’è bello immaginare le nostre parrocchie, comunità, cappelle, luoghi dove ci sono i cristiani non con le porte chiuse, come veri centri di incontro tra noi e Dio. La Chiesa è madre, come Maria. In lei abbiamo un modello. Accogliere, come Maria, che non ha dominato né si è impadronita della Parola di Dio, ma, al contrario, l’ha ospitata, l’ha portata in grembo e l’ha donata. Accogliere come la terra che non domina il seme, ma lo riceve, lo nutre e lo fa germogliare. Così vogliamo essere noi cristiani, così vogliamo vivere la fede".