venerdì 19 giugno 2015

Vaticano
Il saluto di Aphrem II. Sempre più vicini
L'Osservatore Romano
Nella sua prima visita ufficiale in Vaticano, il patriarca Mor Ignatius Aphrem II ha portato con sé le tribolazioni e le attese di tutti i cristiani in Medio oriente, in particolare della Siria. «Giungiamo da Damasco — ha detto al Papa — portando con noi la sofferenza e le aspirazioni della gente» che «sta chiedendo a voce alta la pace». Il patriarca, grato a Dio per il dialogo ecumenico degli ultimi decenni, ha espresso il desiderio e la disponibilità «a cercare nuovi modi per avvicinare ancora di più le nostre Chiese tra loro, spianando il cammino, ad Antiochia e Roma, le uniche sedi apostoliche nelle quali ha predicato san Pietro, per stabilire la piena comunione». In tal senso il capo della Chiesa siro-ortodossa ha espresso apprezzamento per quanto dichiarato recentemente dal Pontefice in merito alla possibilità di celebrare la Pasqua nella medesima data.
Il patriarca ha ricordato come, esattamente un secolo fa, «oltre mezzo milione di cristiani di lingua siriaca fu vittima di una pulizia etnico-religiosa nell’ex impero ottomano». Atrocità che hanno «lasciato una cicatrice permanente», una ferita «mai rimarginata nelle nostre coscienze». Aphrem II ha ringraziato il Pontefice per avere, lo scorso 12 aprile, chiamato «le cose con il loro vero nome» e spianato il cammino perché altri «facciano lo stesso». Nella lingua siriaca aramaica, quanto è accaduto viene chiamato Sayfo, “la spada” e, ha spiegato il patriarca, nel commemorarlo si è guidati dai principi della giustizia e della riconciliazione: «La giustizia che cerchiamo — ha detto — non è vendetta né odio».
Ma, ha denunciato il patriarca, oggi la persecuzione continua, «prendendo di mira non soltanto i cristiani — che, ha sottolineato, “hanno pagato un prezzo molto alto” — ma anche tutti coloro che amano la pace». Cristiani e musulmani sono fiaccati da tanta violenza: la speranza, ha concluso Aphrem II, è che si possa giungere presto a una soluzione della crisi e che si possano intraprendere iniziative per fermare quanti «stanno direttamente o indirettamente sostenendo e finanziando i terroristi della regione».

L'Osservatore Romano, 20 giugno 2015