mercoledì 17 giugno 2015

«Oggi ha inizio un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra la Spagna e il mondo ebraico. Un nuovo periodo di unione, dialogo e armonia grazie al ritorno di un ramo della nazione che venne a suo tempo ingiustamente reciso»: con queste parole il presidente della Federazione spagnola delle comunità ebraiche, Isaac Querub, ha commentato l’approvazione, giovedì scorso, da parte del Parlamento, della legge che consente ai discendenti degli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492 di ottenere con facilità la nazionalità, in modo da riparare a «un errore storico», più di cinque secoli dopo. Cinquecentoventitré anni: tanti ne sono infatti passati da quando i re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona portarono a termine la Reconquista, sconfiggendo i musulmani a Granada. I mori e gli ebrei che si erano convertiti al cristianesimo, ma che in realtà continuavano a professare in segreto la loro religione originaria, vennero perseguitati o espulsi trovando maggiore libertà di culto nelle terre dell’impero ottomano (soprattutto in Turchia e in Nord Africa).
Ora Madrid fa ammenda, varando una legge per permettere ai discendenti della diaspora di chiedere la cittadinanza. Le richieste saranno valutate a partire dal prossimo ottobre: se accettate, ci saranno tre anni di tempo per ottenere il passaporto. La legge è simile a quella approvata il 1° marzo dal Portogallo. In quel caso, a stabilire chi abbia diritto a far richiesta di cittadinanza sono le associazioni ebraiche, sulle quali ricade la responsabilità di controllare che esistano i requisiti necessari. In Spagna invece le procedure saranno più complesse: il Parlamento infatti — riferisce l’Ansa — ha deciso di prendere spunto dalla legge che regola già oggi le richieste di cittadinanza da parte di chi risiede in Spagna per un certo periodo. Di conseguenza i discendenti degli spagnoli ebrei sefarditi discriminati dallo zelo religioso nel lontano 1492 dovranno dimostrare di saper parlare spagnolo, perlomeno a un livello base, e superare un test di cultura generale. Inoltre sarà necessario stabilire un “legame” dimostrabile con la Spagna (per esempio acquistando una proprietà o facendo una donazione a un’organizzazione non governativa). Impossibile dire con certezza quanti siano i sefarditi che possiedono i requisiti per fare richiesta. Gli storici ricordano che a quel tempo vivevano in Spagna almeno duecentomila ebrei.
L'Osservatore Romano. 17 giugno 2015.