sabato 2 maggio 2015

Vaticano
Sabato 2 maggio: la giornata del Papa

(a cura Redazione "Il sismografo")

*** Udienze e nomina
*** Udienza del Santo Padre ai partecipanti al Pellegrinaggio della Diocesi di Isernia-Venafro
“Possano questi tempi forti suscitare un vigoroso slancio missionario specialmente nelle parrocchie, dove la comunione ecclesiale trova la sua più immediata e visibile espressione”
Cari fratelli e sorelle,
Cari fratelli e sorelle,
buongiorno a tutti! Dal momento in cui io sono entrato ho visto la vostra gioia, siete gioiosi voi, siete gioiosi! Adesso capisco un po’ perché Papa Celestino non si trovava bene a Roma, è tornato da voi… Per la vostra gioia!
Grazie per questo grande pellegrinaggio che avete organizzato dopo la visita pastorale che ho compiuto nella vostra Diocesi il 5 luglio dell’anno scorso. Ancora una volta voglio manifestare la mia gratitudine per la vostra accoglienza, e salutare con affetto il vostro Vescovo, Mons. Camillo Cibotti. L’anno scorso appena incominciava il suo servizio come Vescovo a Isernia e adesso ha imparato un po’! Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli laici impegnati al servizio del Vangelo. E un deferente pensiero va alle Autorità, che hanno voluto essere presenti qui.
(Testo)
*** Santa Messa presieduta da Papa Francesco ne Pontificio Collegio Americano del Nord in occasione della Giornata di riflessione: “Fray Junípero Serra, apostolo della California, testimone di santità”«Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra» (At 13,47; cfr Is 49,6). Queste parole del Signore, nel brano degli Atti degli Apostoli che è stato appena letto, ci fanno vedere la missionarietà della Chiesa che è mandata da Gesù ad uscire per annunciare il Vangelo. Ciò avvenne per i discepoli fin dal primo momento quando, scoppiata la persecuzione, uscirono da Gerusalemme (cfr At 8,1-3). Questo vale anche per quella moltitudine di missionari che portarono il Vangelo al Nuovo Mondo e al tempo stesso difesero gli indigeni contro i soprusi dei colonizzatori. Tra di loro vi era anche Fra Junípero; la sua opera di evangelizzazione ci riporta alla memoria dei primi “12 apostoli francescani” che furono i pionieri della fede cristiana in Messico. Egli fu protagonista di una nuova primavera evangelizzatrice in quelle terre sconfinate che, già da duecento anni, erano state raggiunte dai missionari provenienti dalla Spagna, dalla Florida sino alla California. Molto tempo prima che giungessero i pellegrini di Mayflower al litorale nord-atlantico. La vita e l’esempio di Fra Junípero evidenziano tre aspetti: il suo slancio missionario, la sua devozione mariana e la sua testimonianza di santità.
In primo luogo, fu un instancabile missionario. Che cosa portò Fra Junípero ad abbandonare la sua patria, la sua terra, la sua famiglia, la cattedra universitaria, la sua comunità francescana a Mallorca, per andare verso gli estremi confini della terra? Senza dubbio, la passione di annunciare il Vangelo ad gentes, cioè l’impeto del cuore che vuole condividere con i più lontani il dono dell’incontro con Cristo: il dono che lui stesso aveva dapprima ricevuto e sperimentato nella sua pienezza di verità e di bellezza. Come Paolo e Barnaba, come i discepoli ad Antiochia e in tutta la Giudea, egli fu pieno di gioia e di Spirito Santo nel diffondere la parola del Signore. Un tale zelo ci provoca: è per noi una grande sfida! Questi discepoli-missionari, che hanno incontrato Gesù, Figlio di Dio, che attraverso di Lui hanno conosciuto il Padre misericordioso e, mossi dalla grazia dello Spirito Santo, si sono proiettati verso tutte le periferie geografiche, sociali ed esistenziali, per rendere testimonianza alla carità, ci sfidano! A volte ci soffermiamo ad esaminare scrupolosamente i loro pregi e, soprattutto, i loro limiti e le loro miserie. Ma, mi domando, se oggi siamo capaci di rispondere con la stessa generosità e con il medesimo coraggio alla chiamata di Dio, che ci invita a lasciare tutto per adorarlo, per seguirlo, per ritrovarlo nel volto dei poveri, per annunciarlo a coloro che non hanno conosciuto Cristo e, perciò, non si sono sentiti abbracciati dalla sua misericordia. La testimonianza di Fra Junípero ci richiama a lasciarci coinvolgere, in prima persona, nella missione continentale, che trova le proprie radici nell’“Evangelii gaudium”. In secondo luogo, Fra Junípero affidò il suo impegno missionario alla Santissima Vergine Maria. Sappiamo che prima di partire per la California volle andare a consegnare la sua vita a Nostra Signora di Guadalupe, e a chiederle, per la missione che stava per intraprendere, la grazia di aprire il cuore dei colonizzatori e degli indigeni. In questa implorazione possiamo ancora vedere questo umile frate inginocchiato davanti alla “Madre del mismísimo Dios”, la “Morenita”, che portò il suo Figlio al Nuovo Mondo. L’immagine di Nostra Signora di Guadalupe era presente – o almeno lo è stata – nelle ventuno missioni che Fra Junípero fondò lungo la costa californiana. Da allora, Nostra Signora di Guadalupe diventò, di fatto, la Patrona di tutto il continente americano. Non è possibile separarla dal cuore del popolo americano. Ella infatti costituisce la radice comune di questo continente. Anzi, l’odierna missione continentale si affida a Colei che è la prima e santa discepola-missionaria, presenza e compagnia, sorgente di conforto e di speranza. A Colei che è sempre in ascolto per custodire i suoi figli americani.
(Testo)

Tweet"L’amore di Cristo ci riempie il cuore e ci rende capaci di perdonare sempre."