sabato 30 maggio 2015

(a cura Redazione "Il sismografo)
Da sinistra: Mons. J. Gaid, bambini, Santo Padre
(Luis Badilla) Come è noto ieri sera Papa Francesco ha incontrato a Santa Marta un gruppo di bambini malati. (Comunicato di p. Federico Lombardi).  Ecco alcune parole che il Santo Padre ha indirizzato al gruppo, bimbi, genitori e accompagnanti. "Quando, nella catechesi, ci hanno insegnato la Santissima Trinità, ci hanno detto che era un mistero, che sì, c’è il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, ma che capirlo tutto non si poteva. E’ vero, abbiamo le prove che è vero, ma capirlo è un’altra cosa. Le prove le abbiamo. Anche qui, se guardiamo Gesù, l’Eucaristia, in quel pezzo di pane è Gesù, è vero. Ma come è così? Non capiamo come possa… ma è vero, è Lui. E’ un mistero, diciamo. E così, se facciamo alcune altre domande della catechesi, non si possono spiegare profondamente, ma abbiamo le prove. Anche c’è una domanda che non si impara nelle catechesi la spiegazione.
E’ la domanda che tante volte io mi faccio e tanti di voi, e voi, tanta gente si fa: “Perché soffrono i bambini?”. E non ci sono spiegazioni. Anche quello è un mistero. Soltanto, guardando Dio e domando: “Ma perché?” E guardando la Croce: “Perché Tuo figlio è lì? Perché?” E’ il mistero della Croce. Tante volte io penso alla Madonna, quando le hanno dato il corpo morto di suo Figlio, tutto ferito, sputato, insanguinato, sporco. E cosa ha fatto la Madonna? “Portatelo via?” No, lo ha abbracciato, lo ha accarezzato. (...) Quando i bambini crescono, arrivano ad una certa età che non capiscono bene com’è il mondo, verso i due anni, più o meno. E cominciano a fare domande: “Papà, perché? Mamma, perché? Perché?”. E quando il papà o la mamma comincia a spiegare, non sentono: un altro perché, “E perché quello?” E loro non vogliono sentire la spiegazione. Soltanto, con questo perché, attirano su di loro lo sguardo del papà e della mamma. Noi possiamo chiedere al Signore: “Ma Signore, perché? Perché i bambini soffrono? Perché questo bambino?”. Il Signore non ci dirà parole, ma sentiremo il Suo sguardo su di noi e questo ci darà forza. Non abbiate paura di chiedere, anche di sfidare il Signore. “Perché?” Forse non arriverà alcuna spiegazione, ma il Suo sguardo di Padre ti darà la forza per andare avanti. (...) Non abbiate paura di chiedere a Dio “Perché?”, sfidarlo: “Perché?”, sempre che siate con il cuore aperto a ricevere il Suo sguardo di Padre. L’unica spiegazione che potrà darti sarà: “Anche mio Figlio ha sofferto”. Ma quella è la spiegazione. La cosa più importante è lo sguardo. E la vostra forza è lì: lo sguardo amoroso del Padre. Io vi accompagno così come sono, come sento. E davvero io non sento una compassione momentanea, no. Io vi accompagno con il cuore in questa strada, che è una strada di coraggio, che è una strada di croce, ed anche una strada che a me fa bene, il vostro esempio. E vi ringrazio di essere così coraggiosi. Tante volte, nella mia vita, sono stato codardo, ed il vostro esempio mi ha fatto bene, mi fa bene. Perché soffrono i bambini? E’ un mistero. Bisogna chiamare Dio come il bambino chiama il suo papà e dice: “Perché? Perché?”, attirare lo sguardo di Dio che l’unica cosa che ci dirà è: “Ma guarda mio Figlio, pure”. Il padre Joannis (riferimento a mons. Gaid, uno dei due segretari particolari del Papa), che è un po’ speciale, voi lo conoscete, m’ha fatto un suggerimento di raccontarvi una storia. Forse vi aiuterà a guardare il Signore. C’è un bambino che giocava, lì. Il papà lo guardava dalla finestra del terzo piano e il bambino voleva muovere una pietra grande, ma non poteva, era molto pesante. Poi il bambino, intelligente, è andato a prendere uno strumento di ferro per muoverla e non poteva, poi ha chiamato i suoi compagni e voleva muoverla con i compagni, e non potevano perché era una pietra pesante. E loro volevano muoverla per giocare lì in quel posto e alla fine il papà che guardava dalla finestra è sceso, e con molta forza e con lo strumento di ferro ha portato via la pietra. E il bambino ha rimproverato il papà: “Ma papà, tu hai visto che io non potevo?”. “Si”. “E perché non sei venuto prima?”. “Perché non mi hai chiamato”.
Non dimenticare questo: chiamare il Signore. Lui saprà come verrà, quando verrà, e questa sarà la vostra consolazione. Pregate per me anche. Grazie.
Preghiamo la Madonna: Ave o Maria… "
Stralci della trascrizione di lavoro (testo non ufficiale). 
Testo integrale - Radio Vaticana