mercoledì 1 aprile 2015

Nigeria
Cardinale Onaiyekan: “Un voto per la democrazia”
Misna
“Possiamo camminare a testa alta, consapevoli che la Nigeria è l’unico paese che può guidare l’Africa”: il cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, parla con la MISNA poco dopo il primo discorso da presidente di Muhammadu Buhari. Che mentre migliaia di nigeriani festeggiavano nelle strade l’elezione di un candidato di opposizione alla massima carica della Federazione, un fatto senza precedenti, ha detto: “Abbiamo dimostrato al mondo di aver abbracciato la democrazia e lasciato alle spalle il sistema del partito unico”.
Eminenza, questa mattina i giornali di tutto il mondo celebrano quasi con sorpresa un’elezione democratica e nel complesso pacifica. È andata davvero così?
“Queste elezioni sono state molto importanti per la crescita democratica del nostro paese. Sono state organizzate bene e per la prima volta i risultati sono stati accettati sia dal vincitore che dal perdente. Che il nostro presidente abbia riconosciuto la sconfitta e si sia congratulato con il suo rivale prima ancora dell’annuncio ufficiale dei dati definitivi è stata una grazia di Dio. Ora la Nigeria può andare avanti. È cambiata l’atmosfera”.
Buhari ha già guidato il paese tra il 1983 e il 1985, dopo aver preso il potere con un golpe. Cosa ricorda di quella esperienza di governo? E cosa si aspetta oggi dal nuovo presidente?
È giusto ricordare che negli anni ’80 Buhari fu un dittatore militare ma ora lo scenario è cambiato, abbiamo un sistema di governo civile e democratico. Come si comporterà ora il nuovo presidente è presto per dirlo, lo vedremo. La mia preghiera è che sappia affrontare i gravi problemi della Nigeria, impegnandosi per la pace, l’unità e l’armonia del paese. Quella dell’armonia religiosa, in particolare, sarà una grande sfida per Buhari. Il fatto che sia un musulmano devoto non è un problema. Meglio trattare con un musulmano devoto che con un falso musulmano! Il presidente dovrà mantenere la promessa di riconoscere l’importanza per la Nigeria di tanti cristiani devoti e di lavorare insieme con loro”.
Molti osservatori sostengono che Buhari abbia vinto per la sua fama di nemico inflessibile della corruzione e la speranza che, anche grazie alla sua esperienza in questioni militari e di sicurezza, sappia risolvere la crisi legata a Boko Haram. È d’accordo?
“Credo che la maggioranza dei nigeriani abbia scelto Buhari perché era insoddisfatta dello status quo e, dopo 16 anni, voleva un cambiamento. Ora si aspetta decisioni in tempi brevi e un nuovo stile di governo. A partire dalle questioni che menzionava, la corruzione e la sicurezza. Anzi metterei al primo posto la sicurezza perché se non c’è sicurezza non si possono ottenere risultati in nessun altro campo. Spero che con Boko Haram il nuovo presidente adotti una strategia differente, non solo sul piano militare ma anche tentando di coinvolgere chi è dentro e dietro questo gruppo. Quanto alla corruzione, è vero che Buhari tentò di combatterla. Quando era alla guida del paese lanciò la ‘guerra all’indisciplina’ ma i risultati ottenuti furono controversi. Per imporre le sue politiche usò l’esercito ma questo oggi, in un sistema democratico, non si può fare. Vedremo insomma se Buhari affronterà i casi di corruzione sui quali Jonathan non è intervenuto. Ma toccherà anche ai nigeriani”.
I risultati delle elezioni riproducono il quadro di un paese politicamente diviso tra un nord favorevole al nuovo presidente e un sud perlopiù dalla parte di Jonathan?
“Non è una sorpresa che i candidati ottengano più voti nei loro bacini elettorali tradizionali. Anche in Nigeria è andata così, con Jonathan forte nel profondo Sud e nel Sud-est e Buhari vincitore nel Nord a maggioranza musulmana. Credo che però il dato più importante sia l’accettazione dei risultati da parte del presidente uscente. Che è andato anche oltre: ha rivolto un appello ai suoi sostenitori, chiedendo loro di riconoscere l’esito del voto ed eventualmente di presentare ricorsi nel rigoroso rispetto della legge. Sono sicuro che se ci dovessero essere disordini in alcune zone del paese, la posizione dei due candidati aiuterebbe la pace e consentirebbe di affrontare meglio qualsiasi tipo di violenza”.
Le elezioni nigeriane possono essere un modello per tutta l’Africa?
“Da oggi possiamo camminare a testa alta, consapevoli che la Nigeria è l’unico paese che può guidare l’Africa. E che il gigante africano si sta risvegliando”.
Misna