martedì 28 aprile 2015

Italia
A proposito dell'accresciuto interesse di certi ambienti, in particolare statunitensi, per la prossima enciclica del Papa [...]
(a cura Redazione "Il sismografo")

(Luis Badilla) In seguito all'incontro di ca. 30 minuti avvenuto questa mattina in Vaticano tra il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon e il Santo Padre, sappiamo che la nuova e seconda Enciclica di Papa Francesco dedicata alle grandi questioni sulla custodia del Creato sarà pubblicata nel mese di giugno. A riferirlo è lo stesso Ban Ki-moon presente oggi al summit “Proteggere la terra, nobilitare l’umanità" iniziato nella Casina Pio IV, in Vaticano, poiché questo gli avrebbe detto il Santo Padre, aggiungendo che sono in corso le traduzioni del documento nelle diverse lingue.
Da alcuni giorni tra l'altro una parte della stampa, in particolare negli Stati Uniti, pubblica ripetute analisi e distinti commenti sulla questione climatica e ambientale, alle volte rivolgendo direttamente degli appelli e degli inviti al Pontefice.
Nessuno conosce - fino ad oggi - una sola riga del testo pontificio, tutti i commentatori si trovano su uno stesso piano puramente ipotetico costituito da supposizioni, desideri, pregiudizi, applausi a prescindere, ma già da ora, quando manca ancora un mese dalla pubblicazione, si potrebbe affermare con certezza che all'interno del dibattito hanno preso forma due grandi correnti d'opinione.
La prima ritiene che la sola idea di un'Enciclica sulle questioni della protezione e difesa dell'ambiente sia una vera e decisiva svolta all'interno del magistero di Francesco (corrente a nostro parere immemore di quanto già era stato detto e pertanto scritto da San Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI che, tra l'altro, fu definito Papa green). Francesco ovviamente riprenderà i passaggi centrali del magistero dei due stimati Precedessori, e forse di altri (Pacem in terris, di San Giovanni XXIII, per esempio, citando probabilmente altri documenti ufficiali dei dicasteri della Santa Sede). Non esiste dunque una prima assoluta sulla questione. Chi enfatizza questa visione spesso ha già scelto di affiancare con entusiasmo il magistero del Papa perché considera progressista il semplice fatto di includere la questione nell'alto magistero del più solenne documento di Pontefice, appunto un'Enciclica.
Forse sarebbe meglio aspettare e leggere il documento papale poiché è quasi certo che la definizione di "enciclica ecologica" sarà a posteriori considerata stretta e riduttiva. E' inoltre probabile che l'Enciclica sia molto di più nelle intenzioni del Santo Padre, quasi un mini-compendio delle grandi sfide socio-culturali, politico-economiche e religiose-antropologiche dell'umanità, sia per oggi sia per gli anni a venire. Si potrebbe trattare di un documento di forte impronta sociale, da annoverare tra le encicliche sociali dei Papi da Leone XIII a Papa Francesco, e quindi di un testo "globale" e "globalizzante" che sarebbe un errore attribuire esclusivamente alla sola questione dei cambiamenti climatici.
La seconda corrente di pensiero invece diffida in partenza dell'Enciclica bergogliana. I sostenitori di quest'opinione temono che il documento affronti  problematiche tecniche non proprie del magistero papale. E' una cosa tra l'alto nessun pontefice ha mai fatto. Come è ben noto la Chiesa non fornisce (né possiede) soluzioni tecniche: essa pone questioni generali ed esorta in particolare i laici impegnati nella politica, nell'economia e nelle scienze, a ricercare soluzioni migliori, idonee a trovare una risoluzione.
Chi guarda con poca fiducia alla prossima Enciclica teme insomma che il Papa entri nel pieno del dibattito sulla esistenza (e non) dei cambiamenti climatici, prendendo posizione a favore di una delle due tesi più diffuse: o che tali cambiamenti siano il risultato dell'opera umana (modello di produzione e di consumo, "la Terra miniera trasformata in pattumiera"), oppure che si tratti di momenti naturali propri del ciclo vitale del Pianeta.
Si teme inoltre che il Papa possa elevare e puntare il dito contro le compagnie petrolifere e nei riguardi delle nuove tecnologie adoperate per l'estrazione del combustibile, e che indirettamente, oppure apertamente, possa emettere sentenze contro determinati modelli economici che non salvaguardano la vita dell'uomo e lo sviluppo naturale del Creato.
E' evidente che nulla sarà come si attendono i sostenitori di una o dell'altra corrente di pensiero. 
E' plausibile tuttavia attendersi un documento denso, articolato, onesto e pieno di speranza, destinato a segnalare emergenze, problemi, priorità e urgenze per aprire orizzonti di solidarietà e condivisione, e dunque per esortare tutti "a guardare il Creato con gli occhi di Dio". Questo è necessario per Papa Francesco. 
Domani potrebbe essere troppo tardi, per tale ragione ha introdotto un sorta di scadenza, allo scopo di offrire un contributo alla riflessione: "L'importante è che ci sia un po' di tempo tra l'uscita e il prossimo incontro sul clima di Parigi".