domenica 8 marzo 2015

Vaticano
“Basta scandali ora la Chiesa non ha più paura della trasparenza”. Intervista al cardinale Walter Kasper
   
La Repubblica

(Paolo Rodari)  Racconta che pur non essendo esperto di cose finanziarie, può dire senza problemi che la decisione del Vaticano di andare verso il traguardo di una più ampia e completa trasparenza e dello scambio di informazioni ai fini fiscali «non solo è importante, ma è un passo decisivo perché altrimenti non si è credibili». Il cardinale Walter Kasper, già presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, fra i porporati più vicini a papa Francesco, ritiene infatti che la parola trasparenza non sia secondaria. «È un elemento chiave se si vuole vivere in questo mondo e non altrove», dice.
Eminenza, la decisione viene da una nuova spinta messa in campo sulle finanze vaticane da Francesco? 
«Certamente questo passo positivo si deve a lui. Ma non dimentichiamo che molto fece anche Benedetto XVI prima di rinunciare al pontificato. E coloro che lo aiutavano nel governo della Chiesa. Certamente Jorge Mario Bergoglio ha portato un rinnovato coraggio e tutti dobbiamo essergli grati per questo». 
Lo Ior, fino a poco tempo fa - e più in generale le finanze vaticane - era luogo oscuro, imperscrutabile, fonte a volte di scandali. 
«Per giudicare occorre conoscere. E anche allora, quando dello Ior si sentiva parlare soltanto in un certo modo, sarebbe stato opportuno conoscere meglio. Per questo ritengo che la trasparenza è doverosa. Toglie le ombre e permette di giudicare ciò che è la realtà dei fatti. Non occorre avere paura di tutto ciò». 
Fino a prima del concilio la Chiesa faceva molta apologetica. Si difendeva e faticava a proporre. Ma ancora oggi spesso è così, e sulle finanze almeno fino a qualche mese fa il leitmotiv è stato il medesimo. Perché tanta paura? 
«Non credo si tratti qui di una visione preconciliare. Quanto di un cambiamento di visione a cui la Chiesa è arrivata un po’ più in ritardo delle altre istituzioni laiche. È dieci, vent’anni che dalle banche viene una spinta maggiore verso la trasparenza. La Chiesa ha compreso tutto un po’ in ritardo, ma l’importante è che oggi abbia compreso che questo sviluppo naturale fa parte anche del suo percorso, è una strada che anch’essa non può eludere». 
Lei ha da poco dato alle stampe per Queriniana il volume Papa Francesco. La rivoluzione della tenerezza e dell’amore . Dalle finanze all’ecclesiologia, fino al rapporto fra dottrina e prassi ritiene che Francesco sia un rivoluzionario? 
«Ritengo sia un Papa coraggioso e fiducioso del mondo. Non ha diffidenza verso il mondo e chiede a tutta la Chiesa di non averne. Chiede di aprirsi al secolo per amare l’uomo tutto intero. Chiusure preconcette non servono a nessuno. Quindi, direi sono due le parole che meglio lo contraddistinguono: coraggio e fiducia ». 
Ma non tutto è buono, come non tutto è lecito per la Chiesa. Come coniugare la spinta ad aprirsi con questa constatazione? 
«Non tutto è buono nel mondo. Come non tutto in noi è buono. Ma ciò non significa che allora sia lecito arroccarsi, chiudersi. La gente deve vedere un atteggiamento positivo della Chiesa nei suoi confronti. Francesco è vescovo di Roma che conosce gli uomini. E anche i loro piccoli o grandi problemi. È un pastore vero, che ha fiducia negli uomini nonostante le situazioni nelle quali l’umanità è immersa siano a volte difficili e complesse». 
In un’intervista ai giornalisti Tornielli e Galeazzi ( Questa economia uccide , Piemme) il Papa ha criticato l’attuale sistema finanziario che premia pochi a danno di molti, soprattutto dei poveri. La spinta a rinnovare le finanze interne viene anche dalla necessità di dare testimonianza di come si dovrebbe fare? 
«La spinta viene da una visione realista. Egli alla realtà così come è, oltre a richiamare ciò che di essa non va, porta amore e speranza. E chiede che tutti agiscano così ricordando che non è tanto coi soldi che si è felici, ma se si sa offrire amore. Certo, la critica a un uso dei soldi egoistico è potente e non va dimenticata. Il Papa sa bene che, ad esempio, per limitarci ai cattolici, i due terzi di loro sono poveri. Vivono nel Sud del mondo con poco o nulla, ma sono fratelli nostri. Occorre agire per loro. E la trasparenza delle finanze vaticane è un inizio, ma non è poco».
La Repubblica, 8 marzo 2015
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