sabato 20 dicembre 2014

(a cura Redazione “Il sismografo”)
(Luis Badilla) Il “libro” di mons. Bergoglio dedicato al viaggio di Papa Wojtyla a Cuba (21 – 26 gennaio 1998) in realtà è una saggio breve (35 cartelle, ognuna di 40 righe nel formato stampa) elaborato dal “Gruppo di riflessione Centesimus Annus, diretto e coordinato dall’arcivescovo di Buenos Aires, mons. Jorge Mario Bergoglio”. Il testo dunque è anche il frutto di un’elaborazione collettiva che come si legge nelle prime righe si propone, a partire della visita di Giovanni Paolo II a Cuba, di ripercorrere “l’itinerario missionario” del Papa polacco allo scopo di scoprire alcune costanti.
La principale secondo il testo – nel Capitolo I, “Il valore del dialogo” - è un’azione pastorale del Pontefice molto precisa: “la crisi di valori che lui ha svelata” alla coscienza umana. “Per questo motivo, prosegue il volumetto, e sin dall’inizio del suo ministero pastorale (il Papa) ha dimostrato una disposizione piena ad aprire la Chiesa al dialogo considerandolo fertile poiché l’umanità - nel dialogo – si apre alla Chiesa in una incessante ricerca della verità. L’importanza e il valore di dialogo risiedono sul fatto, appunto, che la sua pratica rende possibile giungere alla verità fondata nel Vangelo. Il dialogo si oppone al monologo e conduce lo spirito nella ricerca della verità”.
Dopo diverse considerazioni sulla verità logica e la verità rivelata, per sottolineare che “il dialogo tra l’uomo e la Chiesa è possibile tramite il Vangelo”,  il testo prosegue: “Il Papa non solo è un portavoce, una persona che trasmette la parola di Cristo, ma è anche colui che riceve la voce del mondo, della società umana. Il ruolo della Chiesa, in particolare del Vicario di Cristo, è quello di liberare, dialogare e partecipare, per costruire comunione tra gli uomini e la Chiesa”. (…) “Il dialogo inteso come canale di comunicazione tra la Chiesa e i Popoli, diventa uno strumento basilare per costruire la pace, promuovere la conversione e per creare fratellanza”.
 “Così nel dialogo tra assenti, tra Giovanni Paolo II e Fidel Castro – prosegue il volumetto – il Papa ribadisce con fermezza la sua richiesta di libertà, dignità e democrazia per il popolo cubano, mente Fidel Castro mantiene in alto la bandiera dell’uguaglianza di trattamento per Cuba nello scenario internazionale nell’ambito anche delle relazioni economiche. Pensiamo che il risultato di questo dialogo si è trasformato potenzialmente in realtà tangibili di fronte alla volontà di voler concedere che ha dimostrato Fidel Castro – per esempio con la liberazione di prigionieri politici – e di fronte al desiderio papale di promuovere la fine delle barriere imposte a Cuba da parte dei superpoteri”. (Segue)