lunedì 22 dicembre 2014

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Robert Calvaresi) In questi giorni si ricorda il 20.mo anniversario dell'uccisione, in Algeria, il 27 dicembre 1994, di quattro Padri Bianchi, evento drammatico che rattristò gravemente il clima natalizio dell'epoca e che Papa Giovanni Paolo II, alla fine dell'Udienza generale del 28 dicembre 1994, commentò così: "Sono particolarmente vicino alla piccola Comunità cattolica che vive in tale martoriato Paese, ai Confratelli Missionari d’Africa, che confermano con questo nuovo tributo di sangue il loro amore per il Continente Africano, e alle famiglie delle vittime. Prego Iddio che il sacrificio dei quattro sacerdoti sia seme di riconciliazione e di pace, ed induca tutti alla scelta del dialogo e della reciproca comprensione, senza cui non c’è futuro per una società veramente umana."
Tizi Ouzou, tra l'altro, è la stessa città dell'omonima regione algerina che le televisioni di tutto il mondo fecero rivedere nel settembre scorso quando venne rapito e decapitato in modo crudele da integralisti islamici, il cittadino francese Hervé Gourdel. L'assassinio dei quattro Padri Bianchi, Alain Dieulangard (foto 1), 75 anni, Jean Chevillard (foto 2), 69 anni, Charles Deckers (foto 3), 70 anni,  e Christian Chessel (foto 4), 36 anni, anch'esso da parte di gruppi islamisti, fu un orrendo evento precedente e meno conosciuto del martirio dei sette monaci di Tibhirine (rapiti tra il 26 e il 27 marzo 1996 e uccisi il 21 maggio seguente).
Per il ventesimo anniversario della morte di questi quattro missionari, due giornate commemorative sono state organizzate alla "Maison des Pères Blancs de Tizi Ouzou" ( 26 e 27 dicembre) dagli ex alunni, amici e confratelli dei sacerdoti martiri. Nel corso della commemorazione sarà possibile visitare una Mostra fotografica, e prendere parte a conferenze, momenti di riflessioni e di preghiere. Il ricordo si concluderà con l'inaugurazione di una stela commemorativa e con la piantagione di un ulivo.
Sacerdoti in terra dell'Islam
Orazio La Rocca (28 dicembre 1994, La Repubblica)
"Dolore, incredulità e perdono cristiano". Non sa e, forse, non può dire altro, padre Denis Hamelin, mentre a nome della curia generalizia dei Missionari d'Africa, la casa madre dei Padri Bianchi a Roma, conferma l' avvenuto assassinio dei quattro confratelli per mano di un gruppo armato algerino. Padre Hamelin, 57 anni, canadese, è l' assistente generale del superiore generale dell'ordine, padre Rosner Gotthard, impegnato in questi giorni in Tanzania. E' Hamelin che per primo nei piani alti della Curia raccoglie la notizia dell'eccidio di Jean Chevillard, Alain Dieulangard, Cristian Chessel e Charles Deckers. 
Una apparente serenità 
"Ci hanno telefonato da Algeri poco prima di mezzogiorno - racconta il religioso - i nostri confratelli sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco mentre si trovavano nella missione di Tizi Ouzou, capitale della Cabilia, a oltre un centinaio di chilometri da Algeri". Parla, padre Denis, con apparente serenità. Del resto, confessa, "ogni missionario sa a quali rischi va incontro, e tra i rischi più gravi, c' è anche la perdita violenta della vita". Ma non sa spiegare quanto è avvenuto. Perché hanno ucciso i missionari?: "Non lo so - è la sua disarmante risposta - sappiamo che la situazione laggiù è tesa, che i nostri confratelli corrono ogni giorno seri rischi, ma non posso parlare di chi abbia potuto assassinare i nostri confratelli. La popolazione ci vuole bene. Siamo impegnati, seguendo il carisma del nostro fondatore, a creare un ponte tra le varie culture che si intrecciano in quelle regioni, ma sempre in spirito di amicizia e reciproca comprensione. Ma non voglio fare nomi, potrei sbagliarmi e creare ulteriori difficoltà". Anche se padre Hamelin non lo dice, non ci vuol molto a capire che i responsabili della strage vanno ricercati tra gli integralisti islamici. Perchè è proprio l' evangelizzazione del mondo islamico il terreno pastorale che da sempre caratterizza i Padri Bianchi, un "esercito" di circa 2.250 missionari, in gran parte impegnati in 25 paesi africani, compresa l' Algeria, dove l' ordine è presente con una trentina di religiosi. Altre missioni di Padri Bianchi operano da anni in Palestina e in Libano, ma anche in nord America, in Europa, in India e in Australia. La congregazione dei Missionari dell' Africa fu fondata in Algeria nel 1868 dall' arcivescovo di Algeri, il cardinale Charles Lavigerie. Da Missionari dell'Africa ben presto i seguaci di Lavigerie furono chiamati Padri Bianchi dal colore dei loro caratteristici paramenti, tutti bianchi e in stile rigorosamente arabo, con l'abito talare a forma di Gandura e il mantello Burnus. Un look studiato apposta per consentire una migliore integrazione dei Missionari d'Africa con la popolazione locale e per facilitare soprattutto l'evangelizzazione del mondo islamico. "Ma non solo - puntualizza padre Gianbattista Maffi, della curia generalizia di Roma - da sempre siamo impegnati sul piano sociale e culturale a dialogare con tutti, a partire si intende dalle popolazioni islamiche, non per seguire forme di proselitismo selvaggio, ma per cercare di far cadere le barriere e i reciproci pregiudizi di natura religiosa". Si tratta, comunque, di un ordine di "frontiera", abituato a lavorare in situazioni spesso difficili e rischiose. E non è certamente un caso che in poco meno di 130 anni di attività, i Missionari d'Africa uccisi sono stati una cinquantina. Nella sola Algeria finora ne sono stati assassinati 15, "ma non tutti per motivi legati ai problemi sollevati dagli integralisiti", puntualizzano alla Curia. In passato alcuni missionari sono stati uccisi da predoni mentre attraversavano il deserto, altri durante la guerra di indipendenza algerina tra il 1957 e il 1958. Le prime vere vittime dell' integralismo islamico, fanno capire con una certa comprensibile prudenza i responsabili della Curia generalizia, sono i 4 missionari uccisi ieri mattina a Tizi Ouzou in Cabilia. Tre delle quattro vittime (Chevillard, Dieulangard, Deckers) risiedevano in Algeria dagli anni ' 50. Padre Chessel, 36 anni, il più giovane del gruppo, era arrivato da appena due anni. Aveva preso i voti a Roma nel '91. Alla curia romana lo ricordano come "un giovane pieno di vitalità, con una grande voglia di lavorare e di dedicarsi agli altri". 
La biblioteca di Tizi Ouzou 
A Tizi Ouzou, padre Chassel insieme ai suoi confratelli era impegnato a portare avanti una grande biblioteca. Tutti la potevano consultare, senza distinzioni di razza e di credo religioso. "Negli anni passati - raccontano alla Curia, senza nascondere un certo rammarico - la missione aveva fondato scuole e centri sociali, ma poi tutto è stato nazionalizzato. Tuttavia, la biblioteca non era stata toccata e, malgrado tutto, tuttora è un sicuro punto di riferimento culturale per gli studenti". E forse anche per questo i quattro missionari sono stati assassinati.