domenica 19 ottobre 2014

Vaticano
Il Sinodo si spacca su gay e divorziati Ma il Papa: basta rigidità, è ora di aprirsi
   
La Repubblica

(Paolo Rodari) I tre punti più controversi non ottengono i due terzi dei voti: approvati a maggioranza “Rispetto per gli omosessuali, no alle nozze” -- Gay e divorziati, la Chiesa cambia. Seppure proprio su questi due punti restino resistenze. È il risultato del primo dei due Sinodi, conclusosi ieri con la Relatio approvata da padri, dedicato alla riforma della pastorale familiare.
Un testo su cui Francesco ha voluto mettere il proprio sigillo ricordando, in un discorso che ha ricevuto cinque minuti di applausi, che «ora abbiamo un anno per lavorare» e non è più il tempo «dell’irrigidimento ostile», quello di chi vuole «chiudersi dentro lo scritto e non lasciarsi sorprendere da Dio». Mai era successo prima d’ora che nell’agenda della Chiesa entrassero temi così delicati e insieme reali. Merito di Francesco che ha rimesso al centro dell’agenda ecclesiale la radicalità evangelica. E poco importa, è sembrato voler dire il Papa, se su 62 paragrafi approvati, i tre relativi all’ammissione alla comunione dei divorziati risposati (104 sì, 74 no), all’accoglienza pastorale degli omosessuali (118 sì, 62 no) e alla comunione spirituale (112 sì, 64 no), non abbiano raggiunto la maggioranza dei due terzi. «Abbiamo ancora un anno per maturare, con vero discernimento spirituale, le idee proposte», ha detto Francesco. «E trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare; e dare risposte ai tanti scoraggiamenti che circondano e soffocano le famiglie».
Al di là delle resistenze la cui manifestazione è stata il segno più inequivocabile di lavori per nulla pilotati, il dato che resta è che la Chiesa di Francesco vuole aprire le proprie porte e stare senza supponenza accanto alle ferite dell’uomo, per vivere nel modo più congruo quella tensione che, come sosteneva il teologo francese Henri-Marie de Lubac (citato in Evangelii Gaudium non a caso), esiste fra dottrina e vita: «È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani », ha detto ieri il Papa. E ancora: la Chiesa «che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti». La Chiesa «che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo».
Come ai tempi di Gesù, insomma, la Chiesa fugge la tentazione «degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti tradizionalisti e anche degli intellettualismi». E ancora: la tentazione di «trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati», di «trascurare il depositum fidei, considerandosi non custodi ma proprietari e padroni ».
La Relatio è stata votata dai padri paragrafo dopo paragrafo: tutti si sono espressi con un voto elettronico che prevedeva soltanto l’opzione “placet” o “non placet”. I due paragrafi sulla questione più dibattuta, la possibilità di cambiare la disciplina sull’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, che presentavano sostanzialmente le due posizioni emerse (una che chiede in certi casi l’ammissione, l’altra che la nega perché minerebbe l’indissolubilità matrimoniale), non hanno ottenuto i due terzi dei voti. Così il paragrafo dedicato alle persone omosessuali. Ma ha ottenuto la maggioranza qualificata (155 contro 19) il punto nel quale si ricorda che «le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promovendo la loro partecipazione alla vita delle comunità».
Il paragrafo dedicato ai gay in qualche misura si fa più accorto rispetto alla Relatio ante disceptationem presentata una settimana fa. Ricorda anzitutto che vi sono famiglie che «vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale». I padri si sono interrogati «su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione » e l’hanno fatto ribadendo quanto la Chiesa nel Catechismo e in un testo dell’ex Sant’Uffizio dice: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Ma «gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. A loro riguardo di eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».
La Relatio è il frutto di un lavoro collegiale nel suo vero senso: l’ascolto di tutte le posizioni, anche le più contrarie, per un arricchimento comune. Un arricchimento che per il Papa è l’opposto dei litigi che, secondo alcuni media, avrebbero caratterizzato i lavori: «Tanti commentatori — ha detto Bergoglio — hanno immaginato una Chiesa in lite, dove una parte è contro l’altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell’unità e dell’armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori».
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