lunedì 11 agosto 2014

Italia
L'Osservatore Romano
Pubblichiamo l’articolo comparso su «Il Popolo», il settimanale della diocesi di Tortona, lo scorso 7 agosto.
(Giuseppe Decarlini) Un paio di mesi or sono l’amico torinese Giancarlo Libert, che ha al suo attivo numerose pubblicazioni relative all’emigrazione italiana nell’America del sud, mi ha chiesto di verificare il luogo di nascita della nonna materna del Sommo pontefice Francesco. Sulla base della sua pluriennale esperienza maturata attraverso numerose ricerche era infatti convinto che fosse nata in Val Borbera. Una sua prima indagine presso il comune di Mongiardino non aveva dato esito positivo.

Da qui la richiesta per una ricerca tra le carte dell’archivio vescovile. I dati in possesso erano: cognome e nome: Gogna Maria; data di nascita: 3 giugno 1887; paternità: Gogna Pietro Giovanni; maternità: Demergazzo Regina. Nella documentazione esistente come luogo di nascita veniva indicata genericamente «Alessandria (intesa come provincia), Piemonte, Italia».
L’albero genealogico del Pontefice è già stato ampiamente studiato da Analìa Montorfano, ricercatrice di Buenos Aires nonché appartenente al Consiglio direttivo dell’Accademia americana di genealogia. Un articolo in proposito è apparso sulle pagine del quotidiano «Il Secolo XIX» del 31 marzo 2014 a firma di Eloisa Moretti Clementi. Mancava però una tessera, quella appunto relativa alla località di nascita della nonna materna.
Con l’ausilio della dottoressa Silvia Malaspina, responsabile dell’Archivio Storico Diocesano, è stato possibile identificare le parrocchie della Val Borbera per le quali erano disponibili i dati relativi ai battesimi dell’anno in questione. Non molte per la verità, ma comunque sufficienti per iniziare la ricerca.
Le prime indagini hanno dato esito negativo. Poi, inaspettatamente, tra gli atti di battesimo della parrocchia di San Lorenzo di Cabella Ligure (anni 1886-87) ecco che è emerso il seguente documento (atto n. 21), parzialmente a stampa trattandosi di un registro fornito a tutte le parrocchie della diocesi, che trascrivo integralmente evidenziando in corsivo le parti manoscritte: «L’anno di Signore mille ottocento ottanta sette ed alli cinque del mese di Giugno nella parrocchia di S. Lorenzo di Cabella fu presentata alla Chiesa una fanciulla nata il tre del mese di Giugno alle ore tre pomerid[iane] nel distretto di questa Parrocchia (Teo) figlia di Gugna Pietro Giovanni vulgo Antonio e di Demergasso Regina fu Giovanni conjugi Gugna: cui fu amministrato il Battesimo da me Parroco sottoscritto e furono imposti li nomi di Maria: essendo stato padrino Demergasso Giovanni del fu Giovanni e madrina Demergasso Maria del fu Giovanni. Prev[osto] Paolo Torre».
L’indicazione “Teo” sta a indicare una frazioncina di Cabella Ligure dove abitavano i coniugi Gogna. Il parroco, chissà per quale motivo, scrive nell’atto e nell’annotazione a margine “Gugna”, anziché “Gogna” come giustamente risulta nell’atto di nascita presso il municipio di Cabella Ligure. Dall’atto di nascita fatto pervenire dal comune di Cabella, risulta altresì che entrambi i genitori erano contadini. Il rebus del luogo di nascita della nonna materna del Pontefice è quindi ora risolto. Ovviamente mi sono premurato di avvertire Giancarlo Libert al quale ho anche trasmesso prima telematicamente e poi materialmente copia dell’atto in questione.
Maria, emigrata in tenera età in Argentina con i genitori, viveva a Buenos Aires in calle Yapeyù 669 quando il 4 aprile 1907 sposa nella parrocchia di San Carlo Borromeo Francesco Sivori. La madre Regina muore disgraziatamente nel giorno del suo matrimonio. Da Maria e Francesco nacque il 28 novembre 1911 una figlia alla quale venne dato il nome Regina Maria, la futura madre del Pontefice. Qui il cerchio si chiude.
Nell’effettuare questa ricerca non ho potuto fare a meno di ricordare quanti argentini si sono rivolti alla nostra diocesi, così come ad altre del Piemonte, per ritrovare le radici della propria famiglia e devo ammettere che in numerosi casi le indicazioni fornite hanno consentito di “evadere” la pratica che sovente aveva come fine ultimo anche quello di ottenere la cittadinanza italiana. D’altra parte non si dice che in Argentina metà della popolazione è di origine italiana e l’altra metà è figlia di italiani?
L'Osservatore Romano, 12 agosto 2014.