lunedì 2 giugno 2014

Stati Uniti
La lettera di Papa Francesco ai "ragazzi condannati in così giovane età all'ergastolo senza condizionale"
(a cura redazione "Il sismografo")
(Alessandro Notarnicola) Ancora una volta un pacchetto di lettere è giunto sulla scrivania del Santo Padre, ma in questo caso si tratta di epistole che meritano un particolare riguardo anche da parte dell’opinione pubblica e dei media internazionali, poiché sono state scritte da un gruppo di giovani ragazzi detenuti in alcune carceri degli Stati Uniti e condannati secondo quanto stabilisce la LWOP (l’ergastolo senza possibilità della condizionale).
L’insieme delle 500 lettere è stato quindi raccolto da Padre Michael Kennedy, direttore esecutivo del Jesuit Restorative Justice Initiative, e fatte recapitare a Papa Francesco, il quale ha risposto con queste parole per ringraziarlo e per manifestare, in modo prioritario, il suo sentito interesse relativo la delicatissima vicenda di ragazzi che, per un errore commesso in giovanissima età, potrebbero non poter vivere più la propria vita: “ho letto le lettere che lei mi ha fatto recapitare gentilmente da ogni angolo degli Stati Uniti d’America, da parte di centinaia di ragazzi condannati in così giovane età all’ergastolo senza condizionale. Le loro storie e la loro richiesta che questa forma di sentenza venga rivista alla luce della giustizia e della possibilità di una riforma e riabilitazione mi hanno commosso profondamente”.
Il trattamento riservato ai minori dal sistema penitenziario americano è, pertanto, una questione grandemente dibattuta e discussa da parecchi anni: non è questo un caso esclusivamente adducibile alla California, si pensi che qualche anno fa il Los Angeles Times riportava che
in America si potevano registrare 109 detenuti condannati all’ergastolo per reati commessi in minore età, ma non per omicidi (quelli sono circa 2.500) bensì per rapine a mano armata, stupri, ecc. “Detenuti che”, si poteva leggere, “non usciranno vivi dai penitenziari in cui entrarono dai 13 ai 17 anni, ragazzi, addirittura bambini, a meno che la Corte suprema americana non decida che la loro condanna viola la Costituzione”. Tuttavia, l’esistenza degli ergastolani minorenni è nota alle associazioni dei diritti umani come Amnesty international, secondo cui l’America è l’unico paese al mondo che infligge questa pena per reati diversi dall’omicidio. Grazie a loro inoltre negli ultimi anni alcuni stati come la California hanno vietato l’ergastolo per i minori: il sistema penale californiano, infatti, ha iniziato ad alleggerire l’asprezza della condanna di tutti quei giovani che hanno commesso reati tra i 14 ai 17 anni di età. Due anni fa, infatti, è stata approvata la SENATE BILL 9, precisamente nel gennaio 2013: questa legge dà una seconda chance a tutti quei ragazzi che hanno commesso un crimine prima del compimento dei 18 anni e che sono stati condannati all’ergastolo senza condizionale. Essi possono chiedere al tribunale competente una nuova udienza di condanna, con l’avvio di tale udienza, tuttavia, potranno avere la possibilità di ottenere la di libertà condizionale. D’altra parte, la SB9 non aiuta le persone che: erano al momento del reato di 18 anni; non sono stati condannati a vita senza condizionale; sono stati condannati a vita senza condizionale per un reato in cui il convenuto torturato la sua vittima; sono stati condannati a vita senza condizionale per un delitto in cui la vittima era un ufficiale di pubblica sicurezza, comprese le forze dell'ordine, o sono già stati in carcere più di 25 anni.
La California, così, è diventata uno dei leader nel varare leggi per aiutare i ragazzi che sono stati condannati a pene crudeli e dure come l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Negli ultimi tempi organizzazioni e associazioni pubbliche, fra cui Jesuit Restorative Justice Initiative, si sono impegnati al fine di alleggerire alcune delle norme punitive previste, ed eventualmente di modificare la legislazione penale vigente in relazione ai ragazzi con un’età inferiore ai 18 anni.
Papa Francesco ha subito fatto sapere di aver ricevuto le lettere e ha dato a questi ragazzi condannati la speranza senza permettere che la perdano, vista la loro giovanissima età. Ogni detenuto che ha scritto una lettera riceverà una copia della lettera del papa. È molto chiaro che Papa Francesco comprenda queste difficoltà: per tali ragioni sta affrontando con una preoccupazione personale la vicenda, dal momento che sono coinvolti giovanissimi, i quali hanno il pieno diritto di vivere la propria vita mediante la “rieducazione” avviata in istituti idonei alla loro età e al reinserimento nella società. «Siamo molto grati a Papa Francesco», ha detto Michael Kennedy, al quale Francesco ha indirizzato la lettera di risposta, e ha così aggiunto: «La sua leadership dovrebbe influenzare i nostri leader politici per apportare le modifiche necessarie, in modo che i bambini possano essere tutelati rispetto agli adulti. La lettera del papa afferma che dobbiamo dare ai giovani che hanno commesso crimini una seconda possibilità».
È evidente, inoltre, che il cervello di un giovane non sia sviluppato al livello di un adulto quando vengono commessi questi crimini, ecco la ragione per cui si esige una seconda chance. Essi dovrebbero, dunque, essere processati in tribunali minorili e non “in campi da adulti”. È errato dunque applicare “adult punishments” nelle “iuvenile courts”.
Sono trascorsi quasi trent’anni dalla formulazione delle  “Regole minime sull’amministrazione della giustizia dei minori” (chiamate Regole di Pechino) adottate dall’ONU il 29 novembre 1985, eppure sembra un secolo: laddove gli obiettivi prioritari della giustizia penale minorile erano la tutela del minorenne e la proporzione della sanzione al reato e al suo autore (art. 5 delle Regole di Pechino), l’educazione e l’inserimento sociale del minorenne con soppressione tendenziale della sua carcerazione, oggi, eccetto il caso francese, non è più rilevabile una specificità della giustizia minorile. Il messaggio americano per combattere la partecipazione alle bande criminali è chiaro: punizione rapida e certa e, soprattutto, deve essere data l’autorità ai Procuratori federali di procedere contro i giovani violenti come se si trattasse di adulti.
Caro padre Kennedy,
ho letto le lettere che lei mi ha fatto recapitare gentilmente da ogni angolo degli Stati Uniti d’America, da parte di centinaia di ragazzi condannati in così giovane età all’ergastolo senza condizionale.
Le loro storie e la loro richiesta che questa forma di sentenza venga rivista alla luce della giustizia e della possibilità di una riforma e riabilitazione mi hanno commosso profondamente.
Vorrei chiederle gentilmente di assicurare loro che il Signore conosce e ama ciascuno di essi, e che il Papa li ricorda con affetto nelle sue preghiere. Allo stesso tempo chiedo loro di pregare per me, per i bisogni del popolo di Dio in tutto il mondo, e per la diffusione del messaggio evangelico della misericordia, del perdono e della riconciliazione in Cristo. Con gratitudine e affetto mando la mia benedizione a tutti.
Francesco.
Fonte: America Magazine