martedì 11 febbraio 2014

Benedetto XVI - la rinuncia
Benedetto XVI ha creato le basi di una rivoluzione pastorale

(a cura Redazione "Il sismografo")
In occasione del primo anniversario della rinuncia di Papa Benedetto XVI (11 febbraio 2013 - 11 febbraio 2014) abbiamo interpellato diversi vaticanisti con questa domanda: A un anno di distanza dalla rinuncia di Papa Ratzinger e dei fatti successivi quale considerazione fondamentale ti senti di fare, quella che ritiene la più rilevante? Ecco la risposta di:
Andrea Gagliarducci
Vivo ancora la sensazione di sgomento e di sorpresa che ho vissuto in Sala Stampa Vaticana lo scorso 11 febbraio. Ed era una sgomento e una sorpresa che in fondo venivano dal fatto che Benedetto XVI era stato poco capito. Il Papa considerato conservatore, persino tradizionalista, aveva spezzato la storia in due con uno dei gesti più moderni che la Chiesa moderna ricordi. Ecco, un anno dopo, mi sembra che ancora molto non sia stato capito non tanto del gesto di Benedetto XVI, quanto dell’intero pontificato di quello che adesso è il Papa emerito. Con la sua propensione all’unità della Chiesa, con il suo costruire discorsi come cattedrali, andando su, in alto, verso i temi più importanti, non curandosi del pettegolezzo e dei piccoli problemi di potere, Benedetto XVI ha creato le basi di una rivoluzione pastorale.
Come San Benedetto era andato eremita su un monte e da lì aveva costruito una nuova civiltà, così Benedetto XVI è andato in alto con i suoi discorsi per porre le basi del rinnovamento. Forse servirebbero più benedettini per portare avanti la riforma pensata da Benedetto XVI.
E quello che è sorprendente (ma forse nemmeno troppo) è che in molte delle parole di Papa Francesco si possono ritrovare le basi poste da Benedetto XVI. Nel memorabile discorso di Friburgo, Benedetto XVI aveva chiesto la demondanizzazione della Chiesa, definendo provvidenziali le ondate di secolarizzazione che avevano purificato la Chiesa dall’essere troppo mondana. Papa Francesco ci invita ad una Chiesa povera per i poveri, spogliata, demondanizzata. E demondanizzare significa in fondo separare e poi riunire. In vari discorsi, Benedetto XVI aveva messo in guardia dal carrierismo, e lo stesso fa Papa Francesco, con toni diversi certo, ma con la stessa determinazione. Di fronte ai vescovi svizzeri negli anni di inizio pontificato, Benedetto XVI ha chiesto una Chiesa spogliata dai moralismi, e una fede che non sia presentata come un insieme di precetti e regoli, ma come gioia viva nella fede. E Papa Francesco, che sottolinea sin dall’inizio la  bellezza della misericordia di Dio, che chiede ai credenti di “primarear”, di andare incontro all’altro con amore, non fa altro che riprendere quei temi.
Che sono poi i temi della Chiesa universale, da sempre. Cambieranno le strutture, forse persino il modo di intendere la Chiesa. Ma resta sempre fermo il Vangelo, ed è da lì che ogni cristiano deve partire. Al di là delle sfumature che possono o meno piacere. Un anno dopo la rinuncia di Benedetto XVI, quello che vedo è una Chiesa che continua a camminare, edificare, costruire. E che sa evolversi pur rimanendo se stessa.