martedì 12 marzo 2013

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla) Solo Giovanni Paolo I, il 27 agosto 1978 (un giorno dpo la sua elezione),  Giovanni Paolo II, il  16 ottobre 1978 e Benedetto XVI, il 19 aprile 2005, hanno indirizzato ai fedeli, al mondo e alla città di Roma un breve saluto dopo l'elezione. Si racconta che avrebbe voluto farlo anche Paolo VI, il 21 giugno 1963, ma il Cerimoniere pontificio lo bloccò perché non era previsto dal cerimoniale. Lo sesso capitò a Papa Luciani che dovette attendere 24 ore per parlare alla folla (l'Angelus della domenica 27 agosto). Giovanni Paolo I, dunque, non solo ha introdotto questa, per ora giovanissima, tradizione ma anche altre due novità: adottare un nome pontificale doppio, rompendo così inoltre anche l'abitudine che reggeva da un millennio:  l'uso del nome di un Predecessore.
Saluto di Giovanni Paolo I - 27 agosto 1978
«Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha detto: “Coraggio! Se il Signore dà un peso, dà anche l’aiuto per portarlo”. E l’altro collega: “Non abbia paura, in tutto il mondo c’è tanta gente che prega per il papa nuovo”. Venuto il momento, ho accettato.  Ho fatto questo ragionamento: papa Giovanni ha voluto consacrarmi con le sue mani, qui nella basilica di San Pietro, poi, benché indegnamente, a Venezia gli sono succeduto sulla cattedra di San Marco, in quella Venezia che ancora è tutta piena di papa Giovanni. Lo ricordano i gondolieri, le suore, tutti. Poi papa Paolo non solo mi ha fatto cardinale, ma alcuni mesi prima, sulle passerelle di piazza San Marco, m’ha fatto diventare tutto rosso davanti a ventimila persone, perché s’è levata la stola e me l’ha messa sulle spalle, io non son mai diventato così rosso! D’altra parte in quindici anni di pontificato questo papa non solo a me, ma a tutto il mondo ha mostrato come si ama, come si serve e come si lavora e si patisce per la chiesa di Cristo. Per questo ho detto: mi chiamerò Giovanni Paolo. Io non ho né la sapientia cordis di papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere».
Saluto di Giovanni Paolo II - 16 ottobre 1978
"Sia lodato Gesù Cristo.  Carissimi fratelli e sorelle, siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Ho avuto paura nel ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre, la Madonna Santissima.
Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corrigerete. E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella Madre di Cristo e della Chiesa, e anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini".
Benedeto XV -  19 aprile 2005
Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie.