venerdì 14 settembre 2012

Radio Vaticana
(Fabio Colagrande) Da pochi giorni è in libreria, per Mondadori, Intervista su Dio, sottotitolo Le parole della fede, il cammino della ragione. Libro intervista firmato dal card. Camillo Ruini, scritto con la collaborazione del giornalista di Avvenire, Andrea Galli.
Il cardinale è stato recentemente ospite della Radio Vaticana in diretta 105FM, all'interno della trasmissione "PARLIAMO DI DIO Nuova evangelizzazione: magistero e testimonianze", condotta da Laura De Luca.
D. “La Chiesa ha due secoli di ritardo sul tempo presente”, sono parole tornate di attualità in questi giorni, le ha pronunciate il card. Martini. Questa presenza contraddittoria fin dall’inizio della storia della Chiesa - fin dai primissimi secoli - è presente anche nelle sue pagine. Ai tempi di Pietro e Paolo, forse, era invece con due secoli o anche più di anticipo sul proprio tempo. Che cosa ha perduto la Chiesa, o cosa deve ritrovare per recuperare questa lungimiranza, questa visione lunga sul futuro?
R. Credo ci sia una parte di verità in quest’affermazione del ritardo della Chiesa. Parte di verità che è stata evidenziata dal Concilio Vaticano II, che ha inteso rimediare – e secondo me, nella sostanza ha rimediato – a questo ritardo e che possiamo interpretare così: alla fine del Rinascimento - con la nascita delle scienze moderne e così via, e anche con la frattura religiosa tra cattolici e protestanti in Europa - per varie ragioni la Chiesa ha faticato a tenere il passo con i tempi che cambiavano e si è creato un atteggiamento “antimoderno” nella Chiesa, per cui ciò che era moderno era visto come negativo. Il Concilio Vaticano II, non per caso, ma dopo tutta la preparazione che c’era stata, ha modificato radicalmente questo giudizio, dicendo: “No, la Chiesa è mandata ad ogni tempo e la Chiesa deve rispondere alle domande e alle esigenze di ogni tempo”, e in un certo senso indicava la strada del futuro. Mi ricordo bene il discorso di Giovanni Paolo II a Loreto, nel 1985, quando diceva appunto che il cristianesimo deve ricominciare e continuare ad indicare la strada del futuro. E questa è una sfida anche oggi. Io non sono così pessimista sul ritardo generale della Chiesa, sono sfide e sono difficili anche perché il tempo di oggi è il tempo del mutamento, in cui tutto cambia, e noi non possiamo semplicemente adeguarci al mutamento.
D. Dobbiamo costruirlo possibilmente...
R. Non solo, ma abbiamo qualcosa che è al di là del mutamento, che è Dio, che è Gesù Cristo, che deve ispirarci anche nello stare nel cambiamento. C’è poi un’altra “disattualità” della Chiesa, che riguarda anche Pietro e Paolo e addirittura Gesù Cristo. Come lei sa, Gesù Cristo è morto in croce, il che vuol dire che non era considerato tanto attuale, tanto alla moda, tanto ben visto, e come lei sa il cristianesimo per affermarsi ci ha messo tre secoli, nei quali è stato perseguitato, e nel secolo XX e ancora adesso, purtroppo, all’inizio del nostro secolo, il cristianesimo è di nuovo molto perseguitato in varie parti del mondo, per varie ragioni. Prima, lo era solo per il comunismo, adesso per altre tendenze. Ora, questa “disattualità” è perenne nel cristianesimo. Perché? Perché il cristianesimo non è mai stato adeguamento al tempo. Le faccio un esempio: quando dal mondo ebraico il cristianesimo è entrato nel mondo greco-romano ha preteso un cambiamento radicale dei costumi. A tante cose – a cominciare dal divorzio, dall’aborto - di cui si parla anche oggi, che nel mondo greco-romano erano praticate largamente - come l’infedeltà coniugale - il cristianesimo ha detto basta e ci ha messo secoli a convincere la gente che – pur l’uomo rimanendo  peccatore – almeno in linea di principio era meglio voltare pagina. E questo deve fare sempre. Così ha fatto con i popoli barbari: quando i popoli barbari si sono convertiti al cristianesimo, non ha detto “bene, bene, voi continuate come prima” ma “cambiate i vostri costumi”. E deve fare questo anche adesso. Deve farlo sempre. Quindi, c’è, da una parte, la necessità di essere attuali, rispondere alle domande di oggi; dall’altra parte, non si deve confondere l’attualità con il conformismo: conformarsi alle domande di oggi, alle mode di oggi.