venerdì 13 luglio 2012

Francia
Lo Yad Vashem onora il coraggio dell’arcivescovo Saliège / A settant’anni dal rastrellamento nazista a Parigi  
L'Osservatore Romano 
Alla vigilia del triste anniversario dei settant’anni del “rastrellamento del Velodromo d’inverno” (la rafle du Vél d’hiv), che avvenne il 16 e 17 luglio 1942 e fu il più grande arresto di massa di ebrei compiuto in Francia durante la seconda guerra mondiale — 13.000 ebrei parigini, tra i quali 4.000 bambini, vennero condotti nei campi di concentramento nazisti — è avvenuto un fatto altamente simbolico: lo Yad Vashem di Gerusalemme aggiunge un’incisione sulla medaglia dei Giusti che era stata consegnata nel 1970, a titolo postumo, alla famiglia dell’arcivescovo di Tolosa, il cardinale Jules-Gérard Saliège, per la sua opera a favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Nell’agosto 1942, il cardinale arcivescovo di Tolosa si ergeva in difesa degli ebrei tra i suoi fratelli cristiani in una celebre lettera pastorale, ricordando loro che non potevano dimenticare che «tutti gli ebrei sono nostri fratelli». Il regime di Vichy, proibendo la pubblicazione di quella lettera, in realtà contribuì alla sua diffusione.
Oggi il museo della Legion d’onore di Parigi, su iniziativa del generale Jean-Louis Georgelin e di Anne de Chefdebien, curatrice del museo, rende omaggio all’arcivescovo di Tolosa esponendo la medaglia dei Giusti, che era andata perduta, accanto alla Croce della liberazione e alla medaglia della Legion d’onore del cardinale. Riunire le tre onorificenze costituisce un progetto unico nella misura in cui in nessun museo al mondo è esposta una medaglia dei Giusti delle nazioni, (come si legge su «La Croix» del 12 luglio).
Questo omaggio straordinario si aggiunge alle ricerche effettuate da Sylvie Berney nella sua opera L’Ėglise de France face à la persécution des juifs, 1940-1944 (Paris, Cnrs Éditions, pagine 524, euro 25). Tali ricerche si fondano su numerosi documenti inediti — fondi di congregazioni religiose, corrispondenze private, archivi episcopali, tra cui le note personali del cardinale Emmanuel Suhard, arcivescovo di Parigi durante l’occupazione — e rivelano che tali prese di posizione non furono il frutto, come vengono spesso presentate oggi, dell’iniziativa individuale di un qualche vescovo, ma di una concertazione all’interno dell’episcopato francese sull’atteggiamento da tenere.
Più in generale, questa ricerca negli archivi diocesani getta un’ulteriore luce sull’atteggiamento di Pio XII. Di fatto, a partire dal 1942, nella zona libera, nel sud della Francia, monsignor Valerio Valeri, il nunzio apostolico, su richiesta del Papa, svolse un ruolo di primo piano nel mettere in atto una strategia collettiva. Sylvie Berney nella sua opera ricorda che le reti della resistenza ebraiche da quel momento beneficiarono del sostegno dei cattolici, collaborando con gli istituti religiosi. Berney mostra anche che questa collaborazione non avrebbe potuto realizzarsi senza il sostegno dei vescovi francesi, che all’epoca inserirono esplicitamente l’assistenza agli ebrei braccati tra gli obiettivi delle congregazioni delle loro diocesi.
Così è proprio nel quadro di questa strategia collettiva che emerge l’azione di grandi figure eroiche della Chiesa francese, come quella del cardinale Saliège. Ed è al suo coraggio profetico che lo Yad Vashem ha reso omaggio facendo incidere sul retro della medaglia dei Giusti la formula del Talmud: «Chi salva una vita salva l’umanità».
L'Osservatore Romano 14 luglio 2012